Operetta Burlesca di Emma Dante, la recensione

Operetta Burlesca di Emma Dante è in scena fino al 18 ottobre al Piccolo Teatro Grassi di Milano.

operetta-burlescaNon è semplice essere regista donna, sia al cinema che in teatro, perché, volente o nolente, se si pensa anche solo ai grossi nomi del teatro di regia li si associa sempre a figure maschili. Emma Dante è una di quelle artiste che sta riuscendo sempre più a creare il suo percorso, dimostrando versatilità per i vari mezzi di espressione che riesce ad utilizzare, e, al contempo, uno stile personale già riconoscibile. Il Piccolo Teatro di Milano in questi giorni le sta dedicando una personale. Dopo “Le sorelle Macaluso” (dal 6 all’11 ottobre), è stata la volta di Operetta burlesca, che ci ha colpiti per l’energia e la delicatezza con cui mette in scena la storia di Pietro (Carmine Maringola). Spiega Emma Dante: «Pietro è un ragazzo della provincia meridionale, nato femmina ai piedi del Vesuvio, che parla in falsetto, ha un corpo sbagliato e un animo passionale, influenzato dal vulcano». In queste poche righe si intuisce già il mood della pièce ed effettivamente quell’animo passionale esplode man mano che Pietro cerca di capire come mai si sentiva così infelice. I colori della veracità napoletana e, ci piace immaginare, di tutta la gamma di emozioni che il protagonista può aver provato durante questo coming of age si manifestano a loro volta nei costumi e in tutte le suggestioni che ci rilanciano. Il collegamento col burlesque sembra far gioco proprio a questa rappresentazione e, in un certo senso, a una fruibilità migliore della storia. Come spesso accade, le note iniziali (da “Il terzo fuochista” di Tosca) tornano anche in chiusura, quasi a voler suggerire la quadratura del cerchio che, crediamo, non sia facile da raggiungere tanto più quando le persone vicine, anche le più care, ti fanno sentire sbagliato. emma-dante-operetta-burlescaÈ questo uno dei sentimenti che Pietro deve incassare e metabolizzare maggiormente, non è un caso che il ruolo dei due genitori sia interpretato da un attore (un bravissimo Francesco Guida), pronto a incarnare ora l’istinto iperprotettivo materno, ora l’ottusità maschilista del padre. Una cifra artistica e umana della Dante sta proprio nella sua volontà e capacità di sguardo. Ancora una volta lei vuole dare spazio, voce e corpo a coloro che per essere loro stessi si ritrovano ai margini per via dei pregiudizi sociali o di schemi e proiezioni che anche la stessa famiglia può imporre. Il nostro Pietro può coltivare il suo sentirsi donna o nelle quattro mura della sua stanza o fuggendo dalla provincia, confondendosi tra i vicoli di Napoli dove qualcosa scatta nell’incontro con l’altro. C’è un sapore dolce amaro quando sentiamo dire: «Mi sentivo femmina», una “dichiarazione” che arriva in un punto delicato, messo in atto poeticamente con l’ottimo Maringola che specularmente all’interprete femminile (Viola Carinci, con cui la Dante gioca in varie sfaccettature di significati e rimandi) muove i passi «senza un briciolo di femminilità» – come gli viene urlato – e spoglia la sua anima. Il retrogusto da operetta burlesque serve alla regista palermitana per rarefare le emozioni, anche i punti più drammatici, infatti, vengono restituiti non con un’eccessiva carica, ma con tragicomicità e così lo schiaffo arriva in modo ancora più sferzante, senza scadere nel moralismo. La regista di “Via Castellana Bandiera” (esordio cinematografico) aveva scandalizzato nel 2009 per la sua versione della “Carmen” di Bizet, diretta dal maestro Daniel Barenboim, una reazione dovuta forse proprio a certi preconcetti insiti in alcuni spettatori sul nudo in scena. Anche in Operetta burlesca c’è questa componente, la nudità arriva nei giusti momenti e nelle corrette dosi se così si può dire. Si assiste a un incontro di corpi tra maschio e femmina (intenso anche Roberto Galbo pure in scene in cui, vestito, recita mimando) che simbolicamente mettono a nudo l’anima del nostro Pietro. La performance puramente fisica prende, a tratti, il posto delle parole perché sono i gesti a parlare, comunicando ora amore, ora la paura dell’abbandono fino al timore e alla bellezza dello scoprirsi e lasciarsi andare. La Dante traccia l’affresco intimo del nostro protagonista tingendolo di quella pittoricità sanguigna e viscerale del nostro meridione. Forse avremmo voluto avvertire qualche vibrazione ulteriore rispetto a ciò che già si conosce su conflitto tra generi e “transgeneri”, ma nel suo complesso Operetta burlesca si rivela godibile per l’energia, l’intensità e il lirismo che tutto il cast e l’apparato scenico e registico sanno mettere in campo, senza ombra di dubbio originali. Voto: (3,5 / 5)

 

Info aggiuntive

“Operetta Burlesca”

Testo, regia, scene e costumi Emma Dante

Macrolibrarsi.it un circuito per lettori senza limiti

con Viola Carinci, Roberto Galbo, Francesco Guida, Carmine Maringola

Coreografie Davide Celona, luci Cristian Zucaro

Produzione Sud Costa Occidentale

Si ringrazia l’ufficio stampa del Piccolo Teatro, nella persona di Valentina Cravino

 

 

 

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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