Emanuele Propizio, dai film al teatro: così si diventa grandi

Emanuele PropizioAll’anagrafe Vittorio Emanuele Propizio; un nome altisonante. Emanuele s’impose all’attenzione degli addetti ai lavori a soli 14 anni nel bellissimo film Mio fratello è figlio unico, per la regia di Luchetti. Con quel lungometraggio, vinse nel 2007 il premio IMAIE Astro Nascente. Poi tanti film, qualche cinepanettone, una serie TV (I Liceali), fino all’ultimo, in ordine di apparizione, La mossa del pinguino di Claudio Amendola nel 2014. Lo abbiamo incontrato prima di una replica dello spettacolo Chiamalo ancora amore al Teatro Golden di Roma. Simpatico, schietto, ti guarda negli occhi quando parla. E nei suoi, si leggono l’entusiasmo, la dolcezza e la determinazione di un ragazzo di soli 23 anni, cresciuto in fretta, che aveva paura del pubblico e che teme un futuro che non si riesce a progettare. Emanuele Propizio si è raccontato a Cultura & Culture.

Emanuele, partiamo dal momento in cui, con il film di Luchetti Mio fratello è figlio unico, la popolarità ti piombò addosso. Tu interpretavi la parte di Accio da adolescente, avevi 14 anni! Nel tuo sito internet scrivi che indossare i panni di uno sconosciuto ti fece scoprire chi fossi veramente. Era quel personaggio lo sconosciuto?

Mah! Era un po’ tutto quello che mi circondava che era sconosciuto! Io sono stato catapultato in questo mondo, non lo sognavo da piccolo, non avevo mai studiato per diventare attore. E’ nato tutto per caso e dopo è nata la grande passione. Dal primo giorno di set, tutto ciò che girava intorno a quel mondo era per me sconosciuto. Girare un film, interpretare un personaggio, nemmeno sapevo cosa volesse dire. Sì, lo sconosciuto era quel personaggio, che poi mi ha fatto nascere la passione che ho oggi.

Propizio EmanueleInfatti, tu ti sei sempre definito un attore per caso. Raccontaci l’incontro con la macchina da presa che hai detto essere stata artefice della scoperta di te stesso.

Sì, verissimo. Fin da piccolissimo ho sempre avuto una personalità molto forte, ma mi limitavo parecchio… forse perché ero un bambino… adesso sono un ragazzo, non che sia un uomo, però questo ambiente mi ha fatto capire che per riuscire serve tanta personalità, se vuoi creare qualcosa per te stesso. Il cinema mi ha consentito di tirare fuori quel che avevo dentro e che non sapevo di avere.

Che mondo hai conosciuto, essendo totalmente sconosciuto per te, nel cinema? Che impatto è stato per un giovanissimo ragazzo quello con i set?

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Ti dico la verità, io ho completamente rimosso il ricordo. E` come se mi trovassi in una palla di vetro, dentro la quale camminavo, camminavo… Mi ricordo solo una cosa: arrivato sul set, dove una persona mi fece vedere i camerini, le camere da presa, le luci, cosa fossero i macchinisti, gli elettricisti, ecco, solo conoscere tutto quell’ambiente, per me era come essere dentro un cartone animato, un momento surreale. Però quello che ricordo bene è la tanta gioia (gli si illuminano gli occhi – ndr), tanta gioia, ma non perché fossi consapevole di quello che avrei fatto. Era tutto un gioco, anzi un parco giochi, però serio. Quindi la sensazione di quei momenti per me è quella di un gioco, iniziato davvero come fosse soltanto un gran divertimento.

Giocando giocando, l’anno dopo, tu avevi 15 anni, arrivò Carlo Verdone. Come vi siete trovati?

Ah! Guarda, per me è un papà artistico! Quando arrivò la chiamata di Carlo io non ci credevo, pensavo che fosse uno scherzo. Stavamo a Cannes con Mio fratello è figlio unico, una delle esperienze a oggi più emozionanti della mia vita, l’anno dopo averlo girato. Eravamo a cena, stavo con Riccardo Scamarcio ed Elio Germano, quando arrivò Luchetti dicendo: «Guarda che ti sta cercando Verdone». Io nemmeno alzai la testa, pensavo che si rivolgesse a uno degli altri due, figurati! Fu proprio Scamarcio a dirmi: «Sta parlando con te»! E io: «E che vuole?» (ride – ndr). Insomma, voleva incontrarmi per un suo nuovo film (Grande grosso e Verdone – ndr). Quando tornammo da Cannes, andai nel suo ufficio a Piazza del Popolo, dove stava facendo gli incontri per questo film, e quando mi vide la prima cosa che mi disse fu: «Ah, che bella faccia da romano!». Nella lunga chiacchierata, mi spiegò il personaggio e alla fine mi chiese se volessi farlo. Immagina la mia faccia… Però, Paolo, fammi dire… anche in quel caso, io ancora non capivo bene, stavo ancora nel mondo delle favole. Sento spesso dire che mi richiamerà per un altro film, io gli voglio un bene dell’anima a Carlo.

PropizioChe persona è Verdone?

Una persona molto buona. Timido, un po’ chiuso, ma molto generoso. E` un po’ che non ci lavoro, ma ogni tanto ci sentiamo e mi ha promesso che verrà a vedere lo spettacolo che stiamo facendo qui al Teatro Golden. Per me è un vero maestro di vita, di comportamento.

Senti, ma in Manuale d’amore 3, lo hai incontrato sul set De Niro?

Ah…ci ho lavorato proprio! Ecco, quella è stata un’emozione incredibile. In quel film, cominciavo a capire cosa stavo facendo. Avevo 18 anni e a quell’età si cresce, rispetto ai 15, con tutta l’esperienza fatta. Arrivai a quel film dopo averne fatti, se ricordo bene, sei o sette di film. Facevo già parte del mestiere. Però l’incontro con De Niro..! Ricordo che stavo andando a Santa Marinella, stavo al telefono con Veronesi, il regista di Manuale d’amore 3. Mi prese in giro, lui è uno molto giocoso, chiedendomi se stavo seduto perché doveva dirmi una notizia in anteprima: la presenza di De Niro nel film. Io ero l’unico personaggio presente in tutti e tre gli episodi, facevo Cupido, quindi avrei lavorato con lui. Beh, io non sono uno che si agita, ma ricordo che quando lo incontrai avevo le mani sudate! Un mito, per me il migliore in assoluto. Guardarlo lavorare è una scuola! Anche lui molto timido, molto chiuso, ma umile, gentilissimo con tutti. Una leggenda per chi fa questo mestiere. E’ stata veramente una bellissima esperienza.

Dopo tutto questo cinema, ora stai provando l’esperienza del teatro con questa commedia (Chiamalo ancora amore) in compagnia di due bravissimi attori come Daniela Morozzi e Gianni Ferreri e con la giovane Giulia Marinelli.

I miei compagni di viaggio lo sanno: me la facevo addosso! Erano un po’ di anni che circolava questa opportunità del teatro, era come se mi stesse seguendo capisci? Ero stato chiamato prima per un altro spettacolo ma, sono sincero, dissi di no perché non mi sentivo pronto, avevo paura del pubblico. Poi un sabato il mio agente mi passa un copione e mi dice: «Leggilo, se ti piace lunedì vai che iniziano le prove». Ma sei matto? E lui: «Fidati, è una cosa carina». E così è stato. Poi qui al Golden sono una grande famiglia, mi sono trovato bene. Quel lunedì venni con l’intenzione di non accettare, poi ho conosciuto Daniela (Morozzi), Gianni (Ferreri) e mi sono tranquillizzato, ho capito di essere in buone mani.

Emanuele Propizio teatroLe differenze tra la camera ed il rapporto diretto col pubblico?

Sono tantissime. Ti faccio un paragone di tipo calcistico. E` come giocare a calcio ad undici o a calcetto. La palla è la stessa, ma cambia tutto: le tattiche, i movimenti, tutto. Più lo faccio il teatro e più capisco le situazioni. Poi in questo teatro, senza palco, è particolarissimo lavorare, il pubblico ti circonda, ti abbraccia. E` bellissimo.

Ti è mai capitato di sbagliare? Qui non hai il ciak successivo per rimediare.

Oh! Sì, sì, quasi tutte le sere c’è un errore. Ma trovi il modo di rimediare, anche questo è un apprendimento continuo. Dalla tua, hai il vantaggio che il pubblico non conosce il copione (ride – ndr). Poi con Daniela e Gianni imparo il mestiere, loro in teatro sono pazzeschi! Non mi hanno mai sgridato, ma mi danno tanti consigli.

Emanuele Propizio nella vita di tutti i giorni. Tu vivi a Ostia Antica, sei romano, che rapporto hai con questa città?

Pur non avendo origini romane, i miei infatti sono siciliani e io amo anche la Sicilia, mi sento romano e scherzando dico sempre che sono la prima delle mie sette generazioni romane. Scherzi a parte, io amo questa città, la sento mia e ho un bellissimo rapporto con lei. Mi ha dato tanto amore, tanto affetto…ogni tanto ci penso. Quando capisci che hai l’affetto di questa gente, hai già raggiunto un traguardo. Il romano è generoso, accogliente, è particolare, diventi un fratello anche se non conosci bene le persone. Sai come si dice a Roma, no? Magna e vattene…a quel paese, diciamo così. Purtroppo ci stanno obbligando ad andar via da questo Paese e, te lo dico sinceramente, se non avessi questo amore per Roma forse già me ne sarei andato.

Vai spesso al cinema?

Sì, assolutamente. L’ultimo film che ho visto è stato quello di Siani, Si accettano miracoli.

Emanuele Propizio filmProgetti in corso, si possono dire?

Sì, tranquillo. Ho girato due film che usciranno nel 2015, uno per la regia di Vanzina con protagonisti Raul Bova, Giulia Michelini e Ricky Memphis. C’è anche Max Tortora che fa mio padre. Un altro film, poi, con Maurizio Battista, Paola Tiziana Cruciani, Claudia Pandolfi, Ninetto Davoli. Tra poco finiremo qui al Golden con la commedia, poi una piccola tournée e quando smetto devo girare una cosa per la televisione.

Sei giovane, quindi parlare di sogni è quasi scontato. Ne hai uno in particolare, un obiettivo per la tua professione?

(Si rabbuia – ndr) Ma sai Paolo, sono contento di questa domanda perché posso risponderti che è questo proprio ciò che mi dispiace. Quando chiedi oggi, a noi giovani, il sogno, l’obiettivo…è complicato rispondere. Non ci sono le basi. Io sono arrabbiato con la generazione prima della mia. Non ci hanno lasciato riferimenti. Loro hanno avuto i De Sica, i Gassman, i Tognazzi, i Sordi. Loro potevano dire: «Io sogno di lavorare con…». Nel mio piccolo, potrei risponderti che il mio sogno l’ho realizzato lavorando con Verdone, Christian De Sica, Depardieu, Alessandro Gassman e tanti altri… ma mi piacerebbe che il mestiere dell’attore avesse una maggiore considerazione, una coerenza che non c’è. Vorrei che tornasse a farla da padrone l’interpretazione, senza mettere “gli stampini” sulle persone, per cui puoi fare solo parti brillanti, o drammatiche. Solo in Italia succede questo! Tu mi chiedi un sogno…potrei dirti che vorrei rilavorare con Luchetti sì, ma un sogno vero potrebbe essere lavorare in America, ma è una stronzata, perché in America non stanno aspettando Propizio. Qui abbiamo tantissimi attori, registi, bravissimi, che devono patire per lavorare. Guarda, per risponderti, a breve termine, posso dirti che vorrei tanto lavorare con Marco Giallini, mi piace tantissimo. Navigo a vista, ma il sogno non ce l’ho, sinceramente. Non ce lo fanno avere.

Il saluto-audio di Emanuele Propizio ai lettori di Cultura & Culture

Paolo Leone

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Autore dell'articolo: Paolo Leone

Paolo Leone
Nato a Roma. Ama il teatro, di qualsiasi genere. Free lance, segue le stagioni teatrali romane da anni, scrivendo recensioni e realizzando interviste ai protagonisti. Attento ai giovani talenti. Ha organizzato presentazioni di libri in librerie a Roma e provincia ed è stato relatore al Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2013.

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