Elena Arvigo a Teatro è Anna Politkovskaja

elena-arvigo-teatro-Anna PolitkovskajaAnna Politkovskaja. Per parlare di Donna non rieducabile – Memorandum Teatrale su Anna Politkovskaja vogliamo partire dicendolo, scrivendo come prime parole il suo nome. Lo spettacolo scritto da Stefano Massini (autore diventato sempre più noto al grande pubblico nostrano grazie a “Lehman Trilogy” per la regia di Luca Ronconi), è un progetto di Elena Arvigo, l’ha voluto fortemente realizzare e portare in scena come interprete.  Ci sentiamo di dire che non è un caso che Donna non rieducabile sia stato scelto come apertura della stagione 2015-2016 del Teatro Out Off di Milano, coerentemente con la linea editoriale e con la voglia di mettersi in gioco anche collaborando alla produzione nonostante le risorse non siano molte. Noi, però, siamo qui a raccontarvi la nostra personale esperienza durante e post-visione nel corso della serata del 7 ottobre, in cui cadeva il nono anniversario della morte della giornalista. Vedere la platea gremita con alcuni giovani che, forse, erano stati trascinati dai loro familiari, o, chissà, viceversa, ci è apparso già un buon punto di partenza che ci auguriamo prosegua in questi molti giorni di repliche e iniziative. «La sua unica colpa è stata quella di raccontare ciò che vedeva», afferma Pamela Foti dell’Associazione AnnaViva. Subito dopo, la rappresentazione ha inizio e le parole di Massini iniziano a prendere corpo nello spazio teatrale, grazie a un’artista che si fa abitare e che, di volta in volta, sposta i pochi elementi scenici (all’entrata era tutto spoglio) come una tuttofare, “arrangiandosi”, a suo modo, un po’ come aveva dovuto fare la Politkovskaja (con le dovute differenze di circostanze). donna non rieducabile1«Il mio unico obiettivo era restituire dignità teatrale a una sensazione che mi aveva colpito nel primo avvicinamento ai testi della Politkovskaja: la loro feroce immediatezza. La loro portata fotografica. Direi che non si tratta di un testo “su Anna Politkovskaja”, bensì un viaggio “negli occhi di Anna Politkovskaja”. Visione in soggettiva degli abissi russo-ceceni», ha dichiarato Massini, e ci è riuscito alla perfezione. Parola dopo parola, episodio dopo episodio, l’Arvigo-Politkovskaja inizia a suggerire delle immagini, forte di quelle parole e supportata anche da alcune proiezioni video. Lo spettatore comincia, a sua volta, a farsi un proprio film, entrando sempre più in empatia e nella consapevolezza che tutto ciò che viene detto è stato vissuto sulla pelle di una donna. Le giovani generazioni probabilmente sanno a malapena chi sia (ci piace parlare al presente) Anna Politkovskaja e non è sempre responsabilità loro, ma dipende da quanto se ne parli, oltre che dal come. Il teatro diventa, quindi, necessario in tal senso, perché oltre a informare chi non sa, per esempio della guerra in Cecenia, dei massacri che ci sono stati, pure in tempi recenti, ci induce a fare memoria attiva e a ricordarci cosa significa far Giornalismo, tanto più in certi ambiti e in determinate situazioni. In più occasioni si è parlato su Cultura & Culture di giornalismo vecchio stampo, di un certo modo di viverlo che, oggi, a parte alcune rare eccezioni, verrebbe visto come idealistico e anacronistico. La Politkovskaja sapeva bene cosa volesse dire stare sul campo, al contempo, anche dall’interpretazione dell’Arvigo, si avverte come non volesse fare l’eroina in tempi di guerra, voleva essere “solo” una giornalista che dà voce a coloro che non erano rappresentati dalla società. Il monologo parte evocando l’immagine di lei con le buste della spesa mentre rientra a casa (lì fu freddata da quattro colpi di pistola) – ciclicamente, proprio come nella vita, si chiuderà su questa stessa scena. donna non rieducabile3Nel frattempo, però, Anna Politkovskaja avrà rivissuto e poi starà a noi continuare andando a leggere e rileggere i suoi scritti, non dimenticandola e facendo testimonianza. «Lentamente e precisamente gocciola» il sangue umano in una città spesso coperta dalla neve. Quella suggestione viene enfatizzata dal suono, mentre l’attrice scandisce e deglutisce i termini che fan venire la pelle d’oca al solo pensiero, eppure tutto ciò fa parte della cronaca di una giornata qualsiasi a Groznyj, capitale cecena. Donna non rieducabile ha qualche raro calo di ritmo, ma al di là del (ri)rodaggio fisiologico, ci piace pensare che potrebbe essere anche voluto, quasi a voler trasmettere quella sensazione di sospensione da tutto il resto che la giornalista ha provato in quel «ripostiglio del mondo». Sapete qual è il saluto che si fan per strada i ceceni? «Ti auguro libertà». Per certi aspetti e dinamiche della cosiddetta globalizzazione, la libertà anche in Italia è sconosciuta in alcuni ambiti; ma sicuramente non sappiamo cosa abbia voluto dire per i ceceni. Il racconto dell’Arvigo-Politkovskaja rende l’idea della disumanità e del livello di imbruttimento che l’uomo può toccare, ma nulla è comprensibile fino in fondo se non lo si è provato su di sé. A un tratto un brivido corre lungo la schiena, è pura cronaca di tempi molto vicini a noi e la mente rievoca situazioni contemporanee. Uno dei punti di forza del testo e anche della sua messa in scena è la sobrietà, in linea con la donna e la professionista che si vuole far rivivere. Ci è piaciuta molto la scelta di correre in un preciso momento scenico, quasi arrivando a sfiorare il pubblico seduto in prima fila, e poi, quando, invece, la donna afferma di correre per arrivare in un posto e stare sul pezzo, l’attrice non corre. Eppure, in noi, il cuore sale in gola, quasi di pari passo, al suo stringere sempre più forte i pugni lungo un corpo (il suo) che sa di non poter impedire quelle morti, può “solo” raccontarle e scavare. Tra i vari episodi narrati vogliamo ricordare quando la Politkovskaja analizza la nuova fiction, dal titolo “La giusta guerra”, in onda sulla tv russa. Con lucidità smaschera la superficiale logica del bianco e nero, del buono e del cattivo e di come anche attraverso questi prodotti si voglia pilotare l’opinione pubblica. Anna Politkovskaja è stata una donna non rieducabile da nessuno ed è diventata un esempio in questo, senza averlo deciso a tavolino, seguendo la sua missione giornalistica e i propri valori umani. È arrivata persino a sentirsi in colpa della gente che potesse avere lei sulla coscienza (ma, per chi non sapesse, non vogliamo aggiungere altro), lei che era stata vittima delle logiche del fuoco amico. «Sono stanca di non riuscire più a immaginare la libertà di stampa», dice con fermezza e rammarico l’Arvigo-Politkovskaja. «Senza di voi la storia raccontata qui non esiste», ha detto il regista accogliendoci, noi vi rilanciamo questo “richiamo” consigliandovi la visione di Donna non rieducabile e di tutto ciò che ne scaturirà. Voto: (4 / 5)

Il teaser dello spettacolo

“Donna non rieducabile”di Stefano Massini  (in scena fino al 25 ottobre 2015)

Un progetto di e con Elena Arvigo

Regia a cura di Rosario Tedesco ed Elena Arvigo

Luci e video di Andrea Basti e Rosario Tedesco

Macrolibrarsi.it un circuito per lettori senza limiti

Collaborazione artistica di Damiano D’Innocenzo

Produzione SantaRita Arts Centre in collaborazione con Teatro Out Off

Si ringrazia l’ufficio stampa del Teatro Out Off di Milano, nella persona di Roberto Traverso

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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