Diamante nero, film da vedere: ecco perché

diamante-neroDiamante nero è un film di Céline Sciamma che – presentato come lungometraggio di apertura della Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2014 – è arrivato finalmente nelle nostre sale, dal 18 giugno. Il titolo originale, “Bande de filles”, potremmo dire che sia più concreto, quasi documentaristico, mentre quello italiano vuole evocare e riconnettersi a un momento significativo della pellicola (ottimamente girato), ma di cui vi lasciamo il gusto della scoperta. Dopo il debutto nel 2007 con Naissance des pieuvres e il meritato successo di Tomboy (2011), la regista francese torna con questo film a puntare l’obiettivo della macchina da presa sulle donne e, in particolare, sulle adolescenti, unendo anche la denuncia sociale relativa a dinamiche che sussistono nelle banlieue (è il suo terzo lungometraggio e ancora una volta sceglie di ambientarlo in questi luoghi). Protagonista è Marieme (magistralmente interpretata da Karidja Touré, al suo esordio, così come le altre tre del gruppo: Assa Sylla, Lindsay Karamoh, Marietou Touré); intuiamo sin dai primi minuti la sua difficile situazione famigliare e scolastica: si presenta molto chiusa in sé, quasi silenziosa e, infatti, a catturarci immediatamente sono i gesti – vedi la scena in cui lei e sua sorella minore sono a letto – e i suoi grandi e intensi occhi. Per lo spettatore è tangibile il suo desiderio di evasione da una realtà che la fa sentire controllata e che – soprattutto per via del fratello maggiore – le incute timore, ma l’amore misto al senso del dovere per i suoi fratelli minori sembra bloccarla. Un incontro apparentemente ordinario con ragazze più estroverse di lei le darà l’occasione per arrivare a dire a sua madre: «Faccio quello che voglio», le farà tirar fuori quell’aggressività (forse anche indotta) e ben esemplificata non solo dalle azioni che la banda di ragazze compie, ma anche dal loro modo di vestirsi. Nonostante da un lato si potrebbe pensare che queste nuove amiche portino Marieme – alias Vic – sulla cattiva strada facendole gustare il sapore dei soldi facili, dall’altro la ragazza avrà modo di scoprire la solidarietà tra amiche e, mettendosi alla prova, di crescere.

 

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Diamante nero è un film che batte anche la strada del percorso di formazione, il quale attraversa, talvolta di striscio, molti personaggi che gravitano intorno alla protagonista. La Sciamma è stata molto brava nel mettere in quadro e bilanciare temi forti con scene in cui le ragazze si concedono – certo con i loro mezzi – il divertimento che tutte le adolescenti, in fondo, desiderano ed è così che, trattando anche di aspirazioni, umiliazioni, amori, delusioni, il lungometraggio si avvicina a una dimensione universale. Marieme riesce a toccare la felicità con un dito la notte prima e subito dopo sembra che sfiori l’abisso, prova quanto sia difficile fidarsi degli altri (e forse soprattutto degli uomini) e ci comunica – ora con delicatezza, ora con vigore – quanto sia in cerca del suo posto nel mondo mentre il tempo scorre (a sottolinearlo gli stacchi su nero). Ci teniamo a evidenziare che la Sciamma (come sempre anche in veste di sceneggiatrice) non è caduta nel finale scontato e il rischio c’era. Nell’ottica degli alti e bassi, proprio come nella vita, il tono di Diamante nero balla – nell’accezione più positiva del termine – commuovendoci, facendoci stare col fiato in gola e anche sorridere. Questo film dimostra come si possa parlare intimamente di una ragazza e, al contempo, affrescare uno spaccato generazionale (ora particolare se si pensa al luogo, ora globale se si pensa ai sentimenti che provano) forte dello sguardo femminile della regista.

 

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Voto: (4 / 5)

Trailer di Diamante nero


“Diamante nero”

Regia di Céline Sciamma

Con Karidja Touré, Assa Sylla, Lindsay Karamoh, Mariétou Touré, Idrissa Diabate. continua» Simina Soumaré, Dielika Coulibaly, Cyril Mendy, Djibril Gueye, Binta Diop, Chance N’Guessan, Rabah Nait Oufella, Damien Chapelle, Nina Melo, Elyes Sabyani, Halem El Sabagh, Aurelie Verillon, Daisy Broom, Fiona Hily, Letica Milic, Nassereba Keita, Tia, Pierre-Marie Um’Guene, Julien Arame, Diaby Diarra, Ange Eby, Michaël Gnahoua

 

 

Maria Lucia Tangorra

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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