Desconocido – Resa dei conti: trama, trailer e recensione

Una telefonata può cambiare il corso della nostra giornata? E quello della vita? La risposta è sì ancor più in un thriller ad alta tensione qual è “Desconocido – Resa dei conti”, opera prima di Dani de la Torre. In un giorno come tanti Carlos (Luis Tosar) è al computer, mentre i suoi figli Sara (Paula del Río) e Marcos (Marco Sanz) si stanno preparando per andar a scuola. Sin dai primi minuti percepiamo come lui e sua moglie Marta (Goya Toledo) non comunichino, questo sarà uno degli elementi che ritornerà nella sceneggiatura scritta da Alberto Marini. L’uomo, direttore di una filiale di banca, riceve una chiamata dal suo capo affinché proponga ai clienti un nuovo fondo d’investimento e questo passaggio ci ricorda subito “La grande scommessa” di Adam McKay (2015), in cui certo le circostanze erano più legate alla crisi finanziaria del 2007-2010 e il taglio era ben differente. Recandosi al suv coi bambini per accompagnarli e poi andar a lavoro, un segnale ci fa capire che qualcosa non va, iniziando a farci immergere così nei canoni del genere thriller. Mentre è alla guida, Carlos riceve una chiamata su un cellulare che non riconosce proprio come lo è il numero, “sconosciuto”. Sotto i sedili della macchina c’è una bomba, pronta a esplodere per via della pressione o se il desconocido premerà un pulsante. Da qui parte, gradualmente, il suo sentirsi sotto scatto, ancor più se si pensa alla responsabilità che ha nei confronti dei figli. Un’escalation ad alta tensione coinvolge, minuto dopo minuto, lo spettatore di turno trasmettendogli un mix tra adrenalina e ansia claustrofobica. Il buon connubio tra regia e script unito alla recitazione degli interpreti, a partire dal protagonista visto in “Cella 211”, ti fanno immedesimare in una storia di ordinaria follia e in quell’abitacolo, arrivando persino a superare il confine vittima-carnefice. Si parte da un ricatto economico molto legato al sistema bancario e ai nostri tempi di crisi e disperazione per andare a fondo nell’animo umano e nelle relazioni. Tutti i personaggi, dall’adulto al più piccolo, hanno uno spessore psicologico che emerge in una situazione in cui tutto sembra sfaldarsi e viene messo in discussione dalle conseguenze della nostra società e della globalizzazione.

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Desconocido – Resa dei conti” presenta delle affinità con il film del 2002 di Joel Schumacher, “In linea con l’assassino”, dove il manager Stuart “Stu” Shepard (Colin Farrell) viene inchiodato a una cabina telefonica da uno squilibrato che lo tiene sotto tiro ed è qui che risiede la differenza. Carlos è sì costretto a rimanere seduto nell’abitacolo della sua auto, ma è on the road – a parte alcuni momenti e in particolare uno clou per cui vi lasciamo la sorpresa. Se pensiamo alla bomba, invece, la mente va al tachicardico “Speed” con Sandra Bullock e Keanu Reeves (1994). Qui l’ordigno è su un autobus pronto a saltare in aria da un momento all’altro se la velocità scenderà sotto le cinquanta miglia orarie. Come starete intuendo, “Desconocido – Resa dei conti” presenta sì delle costanti del genere, ma va riconosciuto a Dani de la Torre di aver cercato una propria strada senza voler imitare i blockbusters americani anche a livello di messa in quadro. Si passa da inquadrature con macchina a mano nell’automobile a spettacolari movimenti di macchina (grazie anche all’uso di drony) e piani sequenza davvero ben realizzati, capaci di enfatizzare ancor più una storia che ti tiene incollato allo schermo.

In “Desconocido – Resa dei conti” si vive sul filo con Carlos, i suoi piccoli e anche il desconocido, ci si sente ingabbiati in una trappola senza possibili vie di fuga e per un attimo la mente torna anche a “Locke” (2013) in cui uno straordinario Tom Hardy guida tutta la notte per raggiungere Londra. Steven Knight era riuscito con questo film a far accadere di tutto anche se apparentemente sembrava non muoversi nulla se non la macchina. Il tutto grazie al protagonista e a chi c’era all’altro capo del telefono. Pensando a questi titoli, a cui aggiungiamo “Buried-Sepolto” di Rodrigo Cortés (2010) – dove un uomo si sveglia all’interno di una bara – sorge spontaneo riconoscere la cosiddetta sindrome di accerchiamento che mette a dura prova non solo i diversi personaggi, ma anche gli interpreti stessi. Nel lungometraggio d’esordio di de la Torre, Carlos vive sulla sua pelle cosa significa perdere la fiducia di chi gli gravita attorno, come la sua vita sia trascorsa senza che neanche se ne accorgesse. Parallelamente avverte il fiato sul collo, si sente braccato e noi con lui. Dopo esser stato il film di apertura delle Giornate degli Autori all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ed aver ricevuto due premi (miglio montaggio e miglior sonoro) su otto nominations ai Goya, “Desconocido – Resa dei conti” arriva in sala grazie a SatineFilm dal 31 marzo e vi consigliamo di non perdervelo. Non si tratta di puro entertainment, ma di un thriller che sa come catturare il pubblico facendo anche riflettere e commuovere.

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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