Crumbs, ecco il primo film di fantascienza etiope

Crumbs, recensione e tramaUna ruota panoramica abbandonata su una terra incolta, spade laser giocattolo con su inciso il logo Carrefour, santuari che incorniciano la figura di Michael Jordan circondata da ceri accesi, dischi di un altro Michael, quel Jackson re indiscusso del pop che fece esaltare la stirpe perduta dei Molegon nell’immaginario III secolo, un campo da bowling in rovina che ogni tanto si mette in funzione da solo. Tutto ciò che a noi apparirebbe fuori norma e fuori posto nel nostro mondo contemporaneo privo di stupore, è presente nell’universo punk-weird di Crumbs, pellicola dell’eclettico sperimentatore Miguel Llansó, pioniere della sci-fi di marca etiope. Dopo aver visionato il film, proiettato alla 15° Edizione del Trieste Science + Fiction, non si può certo rimanere indifferenti nei confronti di ciò che, a ben vedere, è, tanto un’anomalia nella cinematografia africana, quanto nell’intero panorama filmico mondiale, poiché rappresenta l’approccio radicale e intimista ad un genere così abusato come quello che ha a che fare con apocalissi, distopie e racconti di formazione.

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Se nel 2009 “District 9” del sudafricano Neill Blomkamp tracciava le coordinate del nuovo ibrido fantascientifico a mezzo tra blockbuster e opera autoriale, ridisegnando su un “tappeto metaforico” quel genere filmico ormai accartocciato su se stesso, Crumbs osa unire un coraggioso sperimentalismo estetico ad un impianto narrativo che, uscendo fuor di metafora, racconta la dimensione umana perduta nelle infinità cosmiche di un tempo indefinito. Laddove il film di Blomkamp inseriva coordinate nette per definire la sua metafora sociale – nel 1980 sono giunti sulla terra gli alieni ghettizzati dagli umani e ridotti, come gli immigrati terrestri, a zavorra che si vorrebbe fare “vivere” ai margini della società “civile”, “Crumbs” fa parlare le sole immagini, circonfuse da atmosfere ipnotiche che sacrificano lo spettacolo per concentrarsi quasi totalmente sul “galleggiamento” umano tra i detriti di un’era dimenticata. La sola forza che unisce i due protagonisti – l’espressivo e dolente Daniel Tadesse e la malinconica Selam Tesfaye – è la dedizione che hanno l’una per l’altra e la speranza di poter un giorno strappare un passaggio all’astronave che inizia da qualche tempo a girare su se stessa. Intanto i due raminghi sono costretti ad una vita di stenti e vagabondaggio su una terra dove, a causa di una guerra devastante, non nasce più niente. Lui raccoglie detriti di un’epoca remota – alberi, bambolotti, dischi di Michael Jackson, spade giocattolo – mentre lei attende paziente in casa gli inutili tesori, paccottiglia investita di un potere salvifico e sacrale.

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Il giorno in cui Candy decide di intraprendere un viaggio alla ricerca del misterioso Babbo Natale a lungo presente nei sogni della moglie, sbucano fuori pericolosi neo-nazisti che gli danno la caccia e che vogliono impedirgli di proseguire il suo cammino verso la salvezza. Impossibile dire di più al riguardo perché Crumbs è soprattutto visione immaginifica, stadio allucinatorio che fa scontrare, durante il cammino dell’eroe, i fantasmi reali con quelli immaginari, le paure di un mondo impoverito in cui tutto è ridotto a icona e laico rituale (persino una statua di Gesù detronizzata) con le illusioni generate da un bisogno incessante di comunicare con l’altro. Anche se è distante anni luce e se per raggiungerlo ci vuole una nave spaziale che ruota in cielo come una vuota forma di cartapesta. In fondo, la non-vita descritta sul pianeta inospitale dei sogni “natalizi” si può rovesciare in men che non si dica in incubo lucido, perché gli uomini-marionette, alzando gli occhi verso un cielo vuoto, non di rado possono catturare “strappi” pirandelliani che li mettono di fronte alla vera realtà e alla loro intima natura. Ed ecco la trama: A causa di una guerra che ha spazzato via quasi tutta la razza umana, la terra è divenuta, in un remoto e imprecisato futuro, un luogo inospitale e desertico. Candy, uno dei superstiti, vaga ogni giorno in cerca dei relitti della civiltà scomparsa finché un giorno decide di intraprendere un lungo viaggio alla ricerca del misterioso Babbo Natale e, forse, del segreto per fare esaudire il suo più grande desiderio. Ma non troverà quello che si aspetta.

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Autore dell'articolo: Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo
Nato a Catanzaro, si laurea in Lettere moderne a Bologna, con tesi sul Decameron fantastico. Grande appassionato di cinema e letterature medievali, collabora con portali e siti di critica cinematografica, dedicandosi alla scrittura di recensioni e articoli di approfondimento tematico. Campi di interesse: classici del muto, grandi autori europei, New Hollywood e tendenze sperimentali del cinema moderno.

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