Claudio Bisio piace in Father and Son, recensione

La recensione dello spettacolo Father and Son, da due testi di Michele Serra, con Claudio Bisio e la regia di Giorgio Gallione. La pièce è in scena fino al 3 aprile al Piccolo Teatro (allo Strehler) di Milano.

Voto:  (3,5 / 5)

©Bepi Caroli
©Bepi Caroli

«It’s not time to make a change, Just relax, take it easy. You’re still young, that’s your fault, There’s so much you have to know». Sono le prime parole della canzone di “Father and Son” di Cat Stevens, a pronunciarle è il padre, a cui poi seguiranno i versi del figlio. È su queste note strumentali che si chiude lo spettacolo Father and Son tratto da “Gli sdraiati” (Feltrinelli, 2013) e “Breviario comico” (Feltrinelli, 200) dello scrittore Michele Serra. Vi starete meravigliando della nostra decisione di partire dalla fine, ma non vi abbiam tolto alcuna sorpresa perché ogni parola di questa drammaturgia va assaporata e colta nell’atto della messa e anche quando la musica non richiama questo testo del cantautore britannico, tutto rimanda a lì: padre & figlio. A mettere in campo egregiamente questo monologo ci pensa Claudio Bisio, il quale finisce per stupire anche il pubblico più refrattario – da chi è si è recato a teatro perché fan del giornalista -autore Serra o perché attratto da Bisio conosciuto più come “comico”. In Father and Son l’attore dimostra, infatti, di padroneggiare la scrittura, indossa quel testo come se gli fosse stato cucito addosso, coglie il guizzo personale dell’editorialista di Repubblica di mandar frecciate (senza retorica) facendo la radiografia del nostro Paese e lo fa suo, rilanciandolo al pubblico. Elemento che suggella il suo essere assolutamente in parte è la capacità di toccare le corde più emotive di ognuno di noi – dai figli ai genitori – andandole a stuzzicare fino a provocare una morsa al cuore.

©Bepi Caroli
©Bepi Caroli

Quando il sipario si apre Bisio ci appare mentre compie un atto che apparentemente suona strano (e si decodificherà solo cammin facendo e tanto più sul finale), con cui ci suggerisce una forte valenza metaforica, al di là della connessione con la scelta di uno dei due fili conduttori de “Gli sdraiati”: la gita sul Colle della Nasca. Più volte questo padre esprimerà il desiderio di compierla con il figlio. A tratti è come se l’attore e l’uomo-padre si sovrapponessero, giusto nel registro sia ironico che tenero, ci comunica quante domande possa porsi un padre… interrogativi spesso senza risposta di fronte al mondo del figlio che vede sommerso dai fili del computer, dell’iPod e chi più ne ha più ne metta. Quando il testo di Serra tocca momenti in cui smaschera l’assurdità delle nostre logiche, l’applauso a scena aperta è d’obbligo, ma a posteriori, ci si sofferma ancora una volta a pensare come ci ritroviamo a ridere dei nostri paradossi e poi, nella quotidianità, li attuiamo accettando le regole del gioco.

©Bepi Caroli
©Bepi Caroli

Non è la prima volta che Claudio Bisio viene diretto da Gallione, il regista gli costruisce un habitat in cui si destreggia al meglio, coadiuvato dagli ottimi musicisti (Laura Masotto e Marco Bianchi) che creano delle casse di risonanza in quelle stanze della memoria idealmente aperte (vedi la scena di Guido Fiorato). Si passa dai colloqui a scuola con gli insegnanti alla scia lasciata dal figlio in casa, ma c’è tanto altro ancora. Certo l’immagine che emerge è la posizione da sdraiato del giovane fino al momento in cui qualcosa cambia… «A cosa stiamo preparando i nostri ragazzi?» si chiede il padre in scena e, in fondo, ricorre sempre più spesso la domanda sul lascito generazionale e se ci sia o meno un anello mancante.

Non è semplice la comunicazione tra padri e figli e Father and Son la mette in campo, quasi “scherzando” sottilmente su come per un figlio sia più facile comunicare virtualmente che non in presa diretta. Ci piace pensare che per quanto sia un monologo e spesso lo spettatore è chiamato a immaginare e in cui il padre si specchia e ci fa specchiare, i figli (coi loro mondi) un po’ possan essere anche rappresentati dai giovani musicisti sul palco.

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Maria Lucia Tangorra

 

 

“Father and Son”

ispirato a “Gli Sdraiati” e “Breviario comico” di Michele Serra

con Claudio Bisio e con i musicisti Laura Masotto (violino) e Marco Bianchi (chitarra)

Regia Giorgio Gallione

Produzione Teatro dell’Archivolto

 

Si ringrazia l’ufficio stampa del Piccolo Teatro, nella persona di Valentina Cravino

 

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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