Cécile Cassel è Hollysiz: la recensione di “My Name Is”

©Dimitri Coste
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Una ragazza cresciuta a pane e talento. Bellissima, sensuale, ironica. Cécile Cassel, in arte Hollysiz, non poteva di certo sfuggire a una carriera di successo. L’arte scorre nelle sue vene, da sempre. Figlia dell’attore francese Jean Pierre Cassel, sorella di Vincent (ex marito di Monica Bellucci) e di Rockin’ Squat (noto rapper), l’affascinante artista 32enne si è divisa per anni tra teatro e cinema, ottenendo riconoscimenti e fama come attrice. La passione per la musica, però, è una realtà costante, un amore incontrollabile che non ha mai trovato concretezza, se non attraverso qualche apparizione live o lo studio del pianoforte (già all’età di 4 anni) e della danza. «Volevo fare la ballerina», confessa Cécile.

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@Dimitri Coste

E invece oggi la ritroviamo cantante da milioni di visualizzazioni su youtube, collezionista di sold out con la fortunata tournée francese, ma soprattutto un album, “My Name Is”, che lei stessa ha voluto produrre, scrivere e curare dalla A alla Z. «Non avrei mai pensato di riscuotere così tanto successo – confessa –. In questo disco ci sono io, ci sono i miei amori, le storie della mia vita, le gioie e le delusioni». E in effetti, ascoltando le dodici tracce dell’album, che in Italia uscirà su etichetta Warner Music, scopriamo di avere a che fare con una donna speciale, grintosa, decisa e consapevole della propria bellezza e del proprio talento, senza mai dimenticare che umiltà e ironia sono le armi per vincere nella vita, qualunque sia la strada percorsa. «Perché Hollysiz? E’ un nome d’arte che rappresenta ciò che ero e che sono oggi – spiega Cècile -. Holly significa bionda. Sono sempre stata mora, anche quando recitavo. Ora ho cambiato look, più rock e glamour. Siz, invece, è il soprannome che i miei fratelli mi davano da bambina. Un diminutivo di Cècile».
“My Name Is” è molto più di un semplice album di debutto di un’ex attrice, figlia e sorella d’arte, dallo sguardo magnetico e dalle labbra carnose. Oltre al bel faccino ci sono anni di studio e di esperienze (vive da oltre 5 anni a Londra dove ha imparato l’inglese e mosso i primi passi su un palco aprendo i concerti di alcuni amici rapper). Nei suoi brani glam rock è facile percepire quanto sia forte la sua passione per le sette note e quanto artisti del calibro di Michael Jackson, Stevie Wonder e Beyoncé l’abbiano influenzata. Non facendo copia e incolla di canzoni altrui, sia chiaro. Ma prendendo spunto da sonorità e melodie che più l’hanno colpita e che l’hanno fatta sognare ad occhi aperti. “Better than yesterday”, primo pezzo del disco, ha il ritmo giusto per far partire, nel migliore dei modi, una giornata che sai già sarà pesante e difficile.

MY NAME IS

Una canzone fresca, veloce, frizzante: “La vita corre in cerchio, corre dalla A alla Z…non so cosa saremo domani, ma tu ora sei al mio fianco e so che oggi va meglio di ieri…cambiare oggi, per trovare la mia strada domani…”, canta Hollysiz. Suona molto Eighties “Come back to me”, seconda traccia del disco. Un tributo a Flashdance, tutta da ballare, per scatenarsi e scrollarsi di dosso tensioni e malumori e ritrovare energia e ottimismo. “What a man hides” suona un po’ “alla Nick Cave”, così malinconica, dolce, delicata, preziosa con l’accoppiata voce-chitarra e quei cori in sottofondo espressione dell’universo femminile. Sembra quasi una preghiera, ipnotica, angelica. Le noti finali quasi ti trascinano fino a farti galleggiare sull’acqua, lungo la sponda di un fiume, per poi svegliarti con un ritmo più veloce e la voce più decisa.

“Tricky Game” suona molto rock con la base elettronica stile anni Ottanta che vanno a sottolineare le straordinarie doti vocali di Cécile. “I need some love…” canta quasi disperata Hollysiz in “The Fall”. “Mi hai salvata nel bel mezzo della mia caduta….non ho avuto bisogno di chiamarti…”. Una dichiarazione d’amore di stima per un uomo presente e fedele. Un brano affettuoso scandito dal ritmo del battito del cuore.
“Miss Know It All” appare come una danza rituale con un inizio tribale che, in alcuni passaggi, ricorda Emiliana Torrini, celebre artista islandese. Si cambia marcia con “Sponge friend”, arricchita da un riff di chitarra in perfetto stile Jet: very rock! In “Hangover” la cantante di origine francese gioca con la propria voce e stuzzica con sonorità electro. Mistero e fascino dark in “The Light”, traccia più enigmatica, intrigante, un viaggio in un altro mondo, in altre atmosfere, fino a cadere in una cascata fresca, con la corrente a portar lontano, verso un oceano di emozioni, verso la libertà e la realizzazione di sogni proibiti, talvolta inconfessabili. Decisamente uno dei pezzi migliori dell’intero album. “My Name Is” chiude in bellezza con “A shot”: “Tu sei morfina, qualcosa che si impossessa di me. Sei veleno, prigione per la mia mente…”. Ascoltando il brano si è come catapultati in un film di Tarantino, tanto è perfetta come colonna sonora, ad accompagnare i titoli di coda: ”Sono malata cronica…ironica…”, canta Hollysiz, come se descrivesse una scena di “Kill Bill”, con quella voce delicata pronta però ad esplodere come fulmine a ciel sereno. Una canzone incantevole, da ascoltare ad occhi chiusi e che ricorda brani interpretati dalla straordinaria Beth Gibbons (Portishead). Infine “Daisy Duke”, nella quale Cécile sembra vestire i panni della Alanis Morrissette dei vecchi tempi ma anche quelli di Sheryl Crow anni Novanta.

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Silvia Marchetti

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Autore dell'articolo: Silvia Marchetti

Silvia Marchetti
Silvia Marchetti, nata a Mirandola (Modena) nel 1981, è giornalista pubblicista e web designer. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università di Bologna, si occupa da anni di Cultura e Spettacoli, pubblicando articoli, recensioni e interviste relative al mondo del teatro, del cinema e, in particolare, della musica. Tra le sue passioni, la buona cucina, i concerti, la moda e Milano, città in cui ha deciso di vivere.

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