Bob Wilson con Odyssey commuove e incanta

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Milano – Odyssey di Bob Wilson: entrando in sala, al Piccolo Teatro Strehler, lo spettatore si cala in un’atmosfera per cui viene quasi naturale, anche se si fosse in compagnia, il porsi in religioso silenzio e osservare. In proscenio siede, apparentemente immobile, il nostro cantore. Ha nella sua mano destra la mela della discordia, da cui tutto ebbe inizio e che Omero narra nei poemi epici dell’ “Iliade” e dell’ “Odissea”. Sul palco, in una scena studiata fin nei minimi dettagli, una pecora, quasi a evocare un episodio delle avventure di Ulisse, ma non solo.

“Ἄνδρα μοι ἔννεπε, Μοῦσα, πολύτροπον, ὃς μάλα πολλά

πλάγχθη, ἐπεί Τροίης ἱερὸν πτολίεθρον ἔπερσεν”

 

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bob-wilson-odysseyAnche chi non ha mai studiato il greco può intuire la musicalità del proemio. In Odyssey si sceglie di declamarlo in italiano, lingua che ritornerà a tratti, forse anche per creare una connessione più diretta col pubblico. Ci teniamo a rassicurarvi rispetto al testo recitato in greco moderno, a un tratto non vi verrà più di alzare lo sguardo per seguire i sovratitoli, tutto si dipanerà in un modo così naturale, poetico e sublime che l’idea di comprendere ogni singola parola passerà in secondo piano perché tutto sarà trasmesso dal corpo, dal gesto, dal suono della parola emessa, dai costumi e dai luoghi suggeriti. L’ “Odissea” riscritta da Simon Armitage arriva indistintamente, Un pizzico di effetto ed emozione, forse, in più, lo prova chi ha tradotto quei versi, magari cimentandosi anche nella lettura metrica, e il greco che prende il volo sulle assi del palcoscenico diventa musica per le orecchie.

Ritornando alla linea drammaturgica, il nostro Omero ci avvia al prologo dell’assemblea degli dei, la scena si anima di figure con maschere e Zeus, il padre degli dei, si mostra ieratico, ma al contempo, buffo per quanto questo binomio possa essere un paradosso. Bob Wilson gioca, infatti, con l’immaginario che si è creato negli anni, vuole richiamare le statue elleniche e, parallelamente, sfatare alcuni archetipi giocando con il grottesco.

Quadro dopo quadro riviviamo le avventure di Ulisse, dal gioco di astuzia col ciclope a quello di resistenza verso il canto delle sirene. Una scena, ci commuove per la delicatezza e l’intensità con cui si sceglie di rappresentare l’incontro tra l’uomo e sua madre Anticlea, morta del dolore provato per la sua scomparsa. La palla della narrazione passa ora a Odisseo, ora alla regina Arete che le riporta alla figlia Nausicaa.

E, alla fine del racconto presso la corte dei Feaci, il pubblico arriva con il protagonista sulle sponde di Itaca. Il resto è storia, racchiusa in ventiquattro libri, qui impossibile da riassumere. Il teatro, in questo, ha una capacità talvolta indescrivibile a parole, comprensibile solo assistendovi e partecipandovi.

Quest’Odyssey riesce a “sintetizzare” in due ore e quarantacinque versi e versi, anni e anni di peripezie, creando, a sua volta, un proprio poema visivo e sonoro. Fondamentale, in tal senso, è la partitura musicale resa dal vivo dal pianista Thodoris Ekonomou, un elemento che spesso dà la cifra di quel personaggio rendendolo riconoscibile alla platea di turno (vedi, ad esempio, come sono introdotti e accompagnati Euriclea, l’ancella di Penelope, ed Eumeo, il leale porcaro).

bob-wilson-spettacoloCome accade in tutti gli spettacoli di Bob Wilson ormai, non ultimo “Letter to a Man”, l’aspetto visivo è caratterizzante e del testo che vuole rappresentare e del suo stile. Non a caso si parla di “teatro-immagine” per lui. Anche in Odyssey il meccanismo del disegno luci è studiato all’osso, ci sono momenti in cui quei corpi devono essere delle ombre nere che fanno da contrappunto alla luce scelta per lo sfondo, creando un gioco che punta sul contrasto delle tonalità tra sfondo e interpreti, ma, al contempo, amalgama quei corpi. Sono tutte ombre.

Bob Wilson mette in atto la macchina scenica del teatro e lo dichiara (basti pensare com’è reso Polifemo), includendo nel suo teatro formale anche i cambi di scena con i tecnici a vista. A Odyssey va dato atto di riuscire a essere così comunicativo, merito pure di questa cifra un po’ pop e leggera, pronta a farsi da parte per momenti di lirismo. I personaggi entrano in punta di piedi oppure irrompono nella scena, lo stesso “Nessuno” (significato di Odisseo) assume fattezze meno epiche, a tratti anche un po’ da piacione, senza scadere nel machiettistico. Al di là delle scolaresche presenti, che ci auguriamo abbiano scoperto la bellezza di un testo propinato sui banchi di scuola, ci ha colpiti la reazione di alcuni spettatori.

odysseyA proposito di pregiudizi, si pensa spesso che alcuni autori possano essere troppo elitari, sottovalutando, di conseguenza, anche gli spettatori. Ecco: assistere all’entusiasmo con cui alcuni del pubblico pagante hanno applaudito fino ad alzarsi in piedi, ci dimostra come Odyssey arrivi dritto al cuore, al di là della lingua “straniera”, della durata della pièce e di qualsiasi preconcetto immaginabile. Il dipingere con la luce di Wilson veicola ogni parola e atto dell’ottimo cast, implicando lo spettatore in questo incanto. In fondo, a modo suo, anche Bob Wilson è un aedo che ci ammalia con gli strumenti che sa padroneggiare. Voto: (4 / 5)

Info aggiuntive

“Odyssey”

Progetto, regia, scene e luci Robert Wilson

Con Zeta Douka, Lydia Koniordou, Alexandros Mylonas, Maria Nafpliotou, Vicky Papadopoulou, Argyrios Pantazaras, Giovanni Battaglia, Stavros Zalmas, Thanassis Akokkalidis, Euripides Laskaridis, Kosmas Fontoukis, Yorgos Glastras, Akis Sakellariou, Argyrios Pantazaras,Yorgis Tsabourakis, Yorgos Tzavaras, Marianna Kavalieratou, Maria Nafpliotou, Lena Papaligoura, Elena Rivoltini,

Dimitris Piatas (voce fuori scena del Ciclope)

Musiche Thodoris Ekonomou

Testo Simon Armitage, da Omero

Drammaturgia Wolfgang Wiens

Co-regista Tilman Hecker

Costumi Yashi

Collaboratrice alla scenografia Stephanie Engeln

Collaboratore alle luci Scott Bolman

Suono Studio 19 – Kostas Bokos, Vassilis Kountouris

Supervisione musicale Hal Willner

Traduzione greca – collaboratore alla drammaturgia Yorgos Depastas

Scenografie, oggetti di scena e costumi realizzati dai Laboratori del Piccolo Teatro

Coproduzione internazionale Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, National Theatre of Greece, Athens

Si ringrazia per il sostegno al “progetto Odyssey” Rancilio

Si ringrazia l’ufficio stampa del Piccolo Teatro, nella persona di Valentina Cravino

 

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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