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Aurora Aksnes e l’album d’esordio: recensione e ascolto

C’è una nuova stella nella musica mondiale. Si chiama Aurora Aksnes, ragazza norvegese di 19 anni, e il suo album d’esordio uscito pochi giorni fa si intitola “All the demons greeting me as a friend”. Katy Perry già la adora e la critica internazionale non spende altro che elogi nei suoi confronti. In effetti, si incontra un positivo stupore dopo l’ascolto del suo primo album. Si avvicina alla musica da piccolissima, tra un disco di Leonard Cohen e un altro, suo idolo da sempre, a sei anni inizia a suonare il pianoforte. Proprio questo strumento è molto presente all’interno dell’album, costruito su dodici tracce di delicato pop-elettronico. Il lavoro si apre con Runaway e l’ascoltare si trova da subito di fronte alla voce angelica di Aurora Aksnes, che, come se ciò non bastasse, parte da lontano. Da luoghi che possono essere di pace o di tormento, l’oceano, il ricordo. Con una dolce cantilena si avanza verso il ritornello, dove il ritmo aumenta e il pezzo esplode in una danza. Il tono pacato ed etereo del primo brano dà impronta di quello che sarà il disco, fatta eccezione di poche tracce come per esempio Conqueror. Singolo in rotazione radiofonica, è indubbiamente il pezzo più ritmico e sbarazzino dell’intero album. Contrariamente al resto, Conqueror porta con sé un sapore estivo, a primo impatto può sembrare il racconto di un’avventura della fantasia, ma Aurora canta la frustrazione che prova nel cercare di scappare dalla prigione in cui è rinchiusa. Prigione che si può individuare con il presente che gli adolescenti o i giovani adulti vivono, nel voler prendere il volo non avendo ancora i mezzi per farlo. Lei stessa spiega così il brano: “This video is for the little boy who couldn’t find the conqueror in himself. The conqueror is within you”. Un messaggio di speranza per chi ancora il “conquistatore” non è riuscito a trovarlo. Terza traccia è I’m running with the wolves, introdotta da accordi di pianoforte e suoni di chitarra, si trasforma presto in una vera e propria corsa con i lupi. Il ritmo incalzante, dettato dalle percussioni, porta all’interno di un bosco, cupo. Alcuni versi accompagnano un lieve sentimento angosciante (There’s blood on your lies/ The sky’s open wide/ There is nowhere for you to hide/ The hunter’s moon is shining), si è nudi davanti a ogni cosa, ogni bugia risplende sotto la luce della luna e non vi è più posto dove nascondersi.

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L’album continua con le atmosfere dark, passando per Lucky. Un brano dal sapore malinconico nel quale però Aurora Aksnes ringrazia, a modo suo, la vita. Il passato, i volti che abbiamo incontrato, i segni sulla pelle ci fanno sentire vivi e ci portano lontano dalla strada negativa intrapresa. Rumori sinistri aprono Winter Bird, un brano in preda agli arrangiamenti elettronici e ai cori, fortemente presenti nel disco. Collegata dallo stesso fil rouge delle precedenti tracce è I went to far, introdotta da accordi di pianoforte, vira subito verso una svolta dance, che rimane però appena accennata. E’ forse la canzone d’amore più esplicita, dove Aurora per la prima volta si espone in modo netto, non raccontando per immagini e rievocazioni ma per frasi schiette e dirette: “Give me some love and hold me tight” Through the eyes of  child è il pezzo più commovente all’interno del disco, nonostante la tematica, seppur verissima, ma ormai inflazionata. L’intro quasi a cappella presenta una lenta ballad che avvolge in un abbraccio chi la ascolta, riportando, perché no, ai ricordi di bambino. Attraverso gli occhi di un bimbo il mondo è sempre migliore, questo ci dicono ogni giorno. I sentimenti diventano innocente e ingenui e la cattiveria rimane una cosa lontana, i cori eterei richiamano questo concetto di purezza. Warrior, traccia n.8, risolleva le atmosfere del disco con tamburi impetuosi che ritmano il pezzo. Un bell’equilibrio tra acustico ed elettronico fanno di Murder song (5,4,3,2,1) un pezzo interessante.

Il pianoforte introduce il brano, i loop elettronici e spigolosi fanno eco alla voce di Aurora Aksnes, che anche qui canta frasi dalle atmosfere ambigue, sospese sul filo di un rasoio. (And he cries and cries/I know he knows that he’s killing me for mercy). Home spiazza per il suo arrangiamento quasi da canto liturgico, con il grande coro all’inizio del brano che riporta immediatamente in una chiesa immensa, dalle navate sconfinate. Chiudono l’album Under the water e Black water lilies, due brani che musicalmente non aggiungono molto a quanto già detto fin qui. Fatta eccezione per il primo dei due che esplode nel ritornello, soluzione vincente già ascoltata, che ha salvato questo primo disco dalla monotonia. Spiccano all’interno del disco l’indubbio gusto di questa giovane cantautrice. Delicata nelle musiche e nel canto. La sua voce emoziona non solo nelle sfumature più alte, ma anche in quelle minori, che riportano all’origine di Aurora: il freddo e la purezza della Norvegia. I testi rimangono ambigui, talvolta cupi, con frasi dalle numerose interpretazioni, che possono toccare le emozioni dell’ascoltatore andando a sollecitare anche sentimenti non positivi. Chiude il cerchio la copertina dell’album, che richiama la finezza dell’interno disco. All the demons greeting me as a friend rispecchia pienamente chi lo ha creato, è un viaggio nei boschi ghiacciati e bianchi del Nord. Ascolta l’album di seguito.

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Autore dell'articolo: Matilde Ferrero

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