Amy, il docu-film sulla Winehouse commuove e fa riflettere

Amy-docu-film-Winehouse“Amy – The Girl Behind The Name” è un film di Asif Kapadia, nelle sale fino al 17 settembre, dedicato ad Amy Winehouse, straordinaria ma sfortunata cantante inglese scomparsa nel 2011 a soli 27 anni. “Amy” è un documentario assolutamente da vedere perché accompagna lo spettatore nel mondo di una ragazza speciale, senza filtri né finzione, ponendo per la prima volta in secondo piano il suo essere artista e star mondiale. Lo fa con profondo rispetto, lasciando che siano immagini, interviste e filmati inediti e privati a parlare e a decretare la realtà dei fatti. “Amy” è un film spiazzante che commuove e fa riflettere perché descrive la bellezza e la fragilità di una giovane donna dotata di un talento unico ma incapace di sopportare il successo e la mancanza di amore vero. Sì, perché a portarcela via sono stati la solitudine, l’insicurezza e il dolore custodito in un cuore continuamente ferito da delusioni e incomprensioni. Amy era un’anima pura, non si è mai montata la testa e non voleva essere famosa. Detestava i paparazzi, i meccanismi dello showbusiness, voleva semplicemente cantare, scrivere belle canzoni, esibirsi nei jazz club davanti a pochissime persone. Amy era cresciuta ascoltando i più grandi jazzisti, da Billie Holiday a Tony Bennett, e da questi miti cercava di trarne forza e ispirazione. Solo la musica riusciva a darle sollievo, purtroppo insieme a cocktail micidiali a base di eroina, crack e alcol che le hanno devastato il fisico e la mente. L’unica via di fuga dalla realtà e dai mostri che la popolavano era la sua musica, una cura alla depressione che, alla fine, non l’ha salvata. La sua chitarra era la compagna che mai ‘avrebbe tradita e con la quale ha potuto comporre canzoni-verità, brani che sono diventati hit mondiali, da “Love is a losing game” a “Back to black”, da “Rehab” a “Stronger than me”. Capolavori che suonano delicati come poesia ma che in realtà trafiggono il petto come lame taglienti. Amy Winehouse era un’artista completa, cantante, musicista, autrice dei suoi testi. Studiava e approfondiva la materia. Una perfezionista che però si lasciava trascinare sul palco dall’istinto e dalla passione. Era devota al jazz ma amava anche sperimentare e confrontarsi con altri generi e con alcuni colleghi d’oltreoceano. La si vedeva spesso a Miami, oppure in giro tra tournée milionarie, interviste e premiazioni. Tutti la volevano incontrare. Il mondo era ai suoi piedi. Ma non l’amore, ciò di cui Amy aveva davvero bisogno. Le sue canzoni, spesso graffianti, assomigliano a lettere d’amore/odio verso gli uomini che l’hanno delusa e ossessionata. Alcune sembrano pagine di un diario personale e raccontano il rapporto travagliato con Blake Fielder Civil (il peggiore dei bad boy, per intenderci), colui che l’ha trascinata nel mondo delle droghe e degli eccessi, rovinandola completamente. Amy Winehouse era follemente innamorata del marito, sposato nel 2007, tanto da essere disposta “a morire per lui”. Non riusciva a stragli lontano, lo voleva sempre al suo fianco. Amy bambina filmCon lui riempiva, o credeva di riempire, il vuoto che le divorava lo stomaco, quella terribile e costante fame d’amore che si portava dentro fin dalla tenera età (il padre Mitch ha abbandonato la madre per un’altra donna quando Amy aveva appena 8 anni, un evento traumatizzante per la Winhouse tanto da farla diventare bulimica). Fortunatamente ci sono sempre state le amiche d’infanzia a sostenerla nel suo cammino verso il successo, “sorelle” sincere, forse le uniche a cui stavano davvero a cuore le sorti di Amy. Il film di Kapadia racconta tutti i passaggi chiave della vita della ragazza ebrea di Londra: i compleanni e i giorni spensierati con gli amici, le primissime e improvvisate performance canore, la morte dell’amata nonna, l’illusione di un matrimonio sereno con Blake, l’abuso di droghe, la fase di ricovero per tentare di disintossicarsi, il divorzio, la vittoria ai Grammy Awards, il tanto sognato duetto con Tony Bennett, fino al tragico giorno del decesso per arresto cardiaco e al ritrovamento del corpo, nel buio e nella solitudine del suo appartamento. Di Amy Winehouse resta un ricordo dolceamaro. Ci sono le sue canzoni-confessione, veri e propri tatuaggi sull’anima. Abbiamo impresso nel cuore i suoi occhi meravigliosi e malinconici e il suo sorriso fanciullesco, il suo essere divertente ma anche diretta e pungente. Rimane la rabbia per non averla compresa fino in fondo, per non aver aiutato una ragazza che amava tanto la vita ma che non riusciva a gestire e talvolta sopportare. Per Amy Winehouse parla oggi questo docu-film, splendido e travolgente, una carezza che colpisce come un pugno allo stomaco. E parlano i suoi album e la sua voce calda, potente, struggente, una delle più belle di tutti i tempi.

Voto film: (5 / 5)

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Autore dell'articolo: Silvia Marchetti

Silvia Marchetti
Silvia Marchetti, nata a Mirandola (Modena) nel 1981, è giornalista pubblicista e web designer. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università di Bologna, si occupa da anni di Cultura e Spettacoli, pubblicando articoli, recensioni e interviste relative al mondo del teatro, del cinema e, in particolare, della musica. Tra le sue passioni, la buona cucina, i concerti, la moda e Milano, città in cui ha deciso di vivere.

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