73° Mostra del Cinema di Venezia, diario della terza giornata

«Quando l’ho vista con i leggins leopardati e la parrucca rossa mi sono chiesto se fosse veramente lei», ha dichiarato ironicamente Liev Schreiber parlando della moglie Naomi Watts nel film The Bleeder, che hanno presentato insieme nella terza giornata della 73esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Diretto da Phillippe Falardeau il film racconta la storia vera di Chuck Wepner, un pugile di periferia che ha ispirato il personaggio di Rocky del celebre film di Sylvester Stallone. Venditore di alcolici nel New Jersey, egli ha sfidato persino Muhammed Alì per il titolo di campione del mondo di pesi massimi, prima di sprofondare tra alcol e droga e distruggere la propria famiglia. «Naomi ha avuto per le mani questa sceneggiatura e me l’ha proposta conoscendo la mia passione per il pugilato», ha spiegato Schreiber durante la conferenza stampa del festival italiano, aggiungendo: «Stallone è stato molto generoso con me, mi ha raccontato la storia di quando ha scritto Rocky, il suo rapporto con Chuck e lo ringrazio molto per essere stato un amico del film».

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Jake Gyllenhaal e Amy Adams

 

Un dramma personale che analizza «come la celebrità ti può danneggiare portandoti ad una solitudine incredibile. Tu diventi l’unica cosa che significa qualcosa nel mondo. Chuck potrebbe essere un personaggio più malvagio ma amo la sua onestà e la sua apertura, ma anche la sua capacità di sbagliare e imparare dai propri errori, come chiave di una grande vita. Bisogna essere disposti a rischiare per imparare, è una grande lezione sull’amore», ha sottolineato l’attore. Dopo Michael Fassbender e Alicia Vikander, Schreiber e Watts sono un’altra coppia che divide il set ma anche la vita reale. «Essere parte di una coppia e renderla sullo schermo può distrarre», ha sottolineato la star di Mulholland Drive. Oltre al dramma sportivo la terza giornata della Mostra del Cinema di Venezia ha ospitato Animali Notturni, il thriller a tinte noir di Tom Ford con Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Michael Shannon e Aaron Taylor-Johnson, distribuito in Italia da Universal Pictures. Dopo Arrival, l’attrice dai capelli rossi raddoppia la sua presenza sulla laguna con una storia che si sviluppa su tre filoni narrativi perfettamente correlati grazie ad una regia attenta e brillante. Dopo A Single Man, Ford decide di adattare per il grande schermo il romanzo Tony and Susan di Austin Wright, una storia dentro una storia che coinvolge dall’inizio alla fine lo spettatore tra dolore, passione e una tensione graduale ma onnipresente.

«Volevo ambientare la storia nel mondo contemporaneo enfatizzando l’assurdità del mondo contemporaneo. Non mi piacciono i film che sanno di artificiale ma la scena di apertura dovevo crearla e mi sono chiesto come avrei lavorato se fossi stato un artista immaginario arrivato in America. Avere a che fare con la cultura americana che piano piano si sgretola, con le convenzioni lasciate andare. Bisogna lasciare andare l’idea di come dovremmo essere per diventare veramente noi stessi», ha spiegato il regista che ha firmato anche la sceneggiatura. «Come poteva essere reso questo flusso di emozioni in seguito al dolore di aver perso e rinunciato a qualcosa per sempre?», si è chiesta Amy Adams nel momento in cui ha dovuto affrontare il suo personaggio con il quale il pubblico si identifica facilmente. «La prima cosa che ha detto Tom è stata: questo sono io quindi devo raccontare questa storia. Così ho capito che per lui era una cosa personale e ho accettato», ha detto Gyllenhaal che regala un’interpretazione intensa e di grande spessore confermando il suo talento sulla scia del recente Lo Sciacallo e Demolition. Le prime giornate di Venezia 73 confermano l’attenta e variegata selezione di film di quest’anno, manifesto di una qualità che riesce a riunire l’intrattenimento con la tecnica e l’arte dell’immagine sul grande schermo. Vediamo cosa ci riserveranno i prossimi giorni, restate con noi.

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Autore dell'articolo: Letizia Rogolino

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