34 anni senza Janis Joplin, ma il suo blues fa storia

janis joplinEra il 5 ottobre 1970 e il mondo della musica ricevette l’ennesima batosta. Erano passati 17 giorni dalla morte di Jimi Hendrix e lo shock non era ancora stato metabolizzato. Janis Joplin venne trovata senza vita in una stanza del Landmark Motor Hotel di Hollywood. Il decesso era avvenuto il giorno prima: overdose di eroina si leggeva nel referto del coroner.

Se ne andarono così, allo stesso modo, uno dopo l’altro, nell’ordine inverso in cui si esibirono al Festival di Monterey che li fece esplodere nell’universo musicale americano. L’anno dopo la stessa fine sarebbe toccata a Jim Morrison. Fu in quel momento che nacque la maledizione del “Club dei 27” che ancora oggi rimane circondato da un’aura leggendaria e che, secondo Robert Smith, “ha rivoluzionato il modo di guardare al rock”.

Era un’anima inquieta Janis e probabilmente è stata proprio la sua inquietudine a renderla immortale. La sua voce era lo specchio della sua esistenza. Forte e fragile allo stesso tempo, a tratti straziante, disperata. Ogni urlo, ogni acuto era una richiesta di aiuto e un modo di gridare al mondo la sua rabbia, la sua solitudine, “Sul palco faccio l’amore con venticinquemila persone, poi torno a casa da sola,” diceva.

Non era bella e lo sapeva benissimo. Sin da bambina i chili di troppo e l’acne la spinsero a rifugiarsi in un mondo tutto suo, fatto di musica e versi. A 17 fuggì di casa, voleva cantare come Odetta e Bessie Smith.

Janis Joplin With Eyes Closed During PerformanceIniziò a far sentire la sua voce nei club di Houston. Poi, dopo aver vissuto alcuni anni in comuni hippy di San Francisco, la grande occasione arrivò proprio dal Texas. Chet Helms, suo amico e manager dei “Big Brother and Holding Company”, volle lei come voce femminile del gruppo e Janis accettò.

Presto arrivarono il primo, omonimo album, e i primi concerti in giro per gli States, ma soprattutto quel festival di Monterey che fece esplodere la stella di Janis Joplin.

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Ma lei voleva di più. Decise di lasciare la band subito dopo aver inciso “Cheap Thrills”, al cui interno sono contenuti alcuni dei pezzi più famosi della musicista texana. Parliamo in particolare delle due cover di”Piece of my heart” di Erma Franklin e “Summertime” di George Gershwin. Nel disco la voce della cantante è angosciosa, lacerante, a tratti sembra quasi spezzarsi per la sofferenza. Un dolore che arriva dritto allo stomaco. Il contrasto tra la leggerezza del verso “Summertime, time, time, Child, the living’s easy” e l’interpretazione straziante della Joplin dona alle parole un’intensità nuova, ossimorica. L’urlo “Come on, Come on, Come on” di “Pieace of my heart” comunica tutta la rabbia di una donna che ne ha abbastanza, ma non riesce a lasciare andare un uomo che gioca con i suoi sentimenti.

Con “Cheap Thrills” Janis Joplin diventa per tutti la regina del blues, l’unica bianca capace di cantare come le grandi artiste afroamericane. La sua fama esplose e la cantante diede una svolta alla sua vita decidendo di continuare da sola.

“I Got Dem Ol’Kozmic Blues Again Mama” è il primo album da solista registrato col supporto della band “Kozmic Blues Band”. La droga e gli eccessi erano ancora parte integrante della sua esistenza, ma quando saliva sul palco la musicista era un vulcano in eruzione. Nel novembre del 1969, tre mesi dopo la leggendaria partecipazione al festival di Woodstock, durante un concerto tenutosi a Tampa, Florida, Janis riuscì perfino a farsi arrestare. I poliziotti volevano calmare il pubblico in delirio che ballando su sedie e tavoli rischia di distruggere il locale. Lei, al contrario, chiedeva solo che i fan accorsi ad ascoltarla si divertissero e facessero quello che volevano. La sua esibizione venne interrotta, gli impianti elettrici staccati. La cantante diventò una furia e mentre scendeva dal palco vide un poliziotto: “ti prendo a calci in faccia”. Il risultato fu un accusa di linguaggio indecente e minacce a pubblico ufficiale.

Una vita di eccessi però si paga e alcune performance live di quell’anno vennero fortemente criticate. Janis decise di placare il suo animo irrequieto. Si trovò un uomo dopo mille storie inutili, cambiò di nuovo band e all’inizio del 1970, insieme alla “Full-Tilt Boogie Band” registrò l’album “Pearl”, capolavoro assoluto pubblicato postumo. Il nome deriva dal soprannome datole da alcuni amici, ma potrebbe tranquillamente essere considerato l’appellativo perfetto per il disco. Pezzi come “Me and Booby McGee”, forse la canzone di maggior successo della Joplin, “Get it While You can”, e ancora “Cry baby, “A Woman left lonely”,”Mercedes Benz” si susseguono uno dietro l’altro mescolando la rabbia rock alla dolcezza blues.

Ma prima che i suoi fan avessero l’opportunità di godersi queste canzoni dal vivo, Janis Joplin entrò in una stanza del Landmark Motor Hotel di Hollywood e si iniettò una dose di eroina. L’ultima. Finì così la vita di una delle voci più belle che il panorama blues internazionale abbia avuto la fortuna di sentire. La sua fama era iniziata pochi anni prima, la sua leggenda prosegue ancora oggi.

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Autore dell'articolo: Vittoria Patanè

Vittoria Patanè
Vittoria Patané nasce a Catania il 10 settembre del 1986. Dopo aver conseguito la laurea triennale in "Lingue e Culture europee ed extraeuropee" nella sua città, si trasferisce a Roma, dove ha conseguito la laurea magistrale in "Giornalismo ed editoria". Appassionata da sempre di musica e letteratura, collabora con diverse testate online occupandosi anche di politica ed economia internazionali. Nel tempo libero gira la Capitale in cerca di concerti ed eventi musicali di ogni tipo.

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