La selva oscura di Dante tra paura di vivere e desiderio di rinascere

Dipinto del Bronzino; 1532-1533.
Dipinto del Bronzino; 1532-1533.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la diritta via era smarrita”. Con questi meravigliosi versi Dante inizia il suo capolavoro, la Divina Commedia. Prima d’intraprendere il viaggio che lo condurrà in Paradiso, il Sommo Poeta si perde, non riesce a orientarsi nell’oscurità. Così come è accaduto a Dante, anche noi – prima di poter iniziare un nuovo viaggio, prima di trovare la nostra strada, prima di comprendere cosa l’anima voglia – dobbiamo perderci per abbandonare definitivamente la vecchia immagine di noi; e questo il più delle volte porta con sé paura, senso di vuoto, confusione. Spesso accade che il proprio mondo si cominci a sgretolare da solo; le cose prendono una piega inaspettata: finisce una relazione o il lavoro va male. Quello che succede non è casuale, una parte di noi crea quelle situazioni, boicotta il lavoro, la relazione, la carriera senza che a livello conscio ne siamo consapevoli. Questo avviene perché dentro di noi non c’è chiarezza; desideriamo che il rapporto finisca ma non abbiamo il coraggio di prendere una decisione, allora magari succede che veniamo traditi o altro; soffriamo ma dopo un po’ ci sentiamo rinati e comprendiamo che tutto si sta risolvendo nel migliore dei modi; lo stesso succede nel lavoro, nei rapporti d’amicizia. Una parte di noi sembra si sia stancata di percorrere una determinata strada, che non sente sua e, non essendo ascoltata, a un certo punto a livello energetico creiamo i presupposti affinché le cose vadano in quel modo. Ripeto, non tutte le situazioni sono uguali e non bisogna generalizzare, ma tutto accade sempre per una ragione. Ora ritorniamo ai versi di Dante e alla selva oscura: perdiamo la retta via, cioè siamo confusi, sono venuti meno i nostri punti di riferimento, in questo caso non preoccupatevi perché un nuovo percorso sta iniziando. Pensiamo di essere liberi e che le nostre scelte rispecchino quello che siamo veramente, tuttavia il più delle volte non è così. Facciamo carriere o lavori perché la società o l’ambito familiare ci dice che è cosa buona; lo stesso succede in ambito sentimentale. Decidiamo di sposarci, di avere dei figli o di non fare nulla di tutto ciò, ma non ci chiediamo mai veramente se è un bene per noi, se è quello che vogliamo. Agiamo di riflesso a quello che ci è stato insegnato e abbiamo sempre visto fare oppure ci opponiamo a esso da perfetti ribelli ma anche in questo caso senza seguire il cuore. A un certo punto ne paghiamo il prezzo, ci rendiamo conto che la nostra vita non ci piace, ci sentiamo vuoti e non troviamo il senso nelle cose che facciamo. Quindi, la cosa migliore da fare è seguire il proprio istinto, la propria voce; ci sembra di non avere il controllo sulla nostra esistenza ma è proprio in questi momenti che lo acquistiamo prendendo finalmente la decisione giusta per noi. Tutti nascono per uno scopo: quello di manifestare il proprio talento, il proprio tesoro interiore e questo lo possiamo far accadere solo noi. Nessuno può conoscerci meglio di noi, nessuno può sapere quello che sentiamo dentro, nessuno può dirci quello che va fatto; quando chiediamo consigli su cosa fare creiamo ancora più confusione perché solo noi possiamo sapere ciò che ci serve; fino a quando ci lasciamo manipolare dai nostri paradigmi/credenze non saremo mai noi stessi. Bisogna smarrirsi, proprio come Dante, quando vide la selva oscura, per poi ritrovarsi; è necessario perdere la strada maestra per iniziare un nuovo percorso, bisogna abbandonare il noto per scegliere l’ignoto, lasciandosi guidare come fa l’attore con il suo regista; infine siate recettivi ai segnali che vi arrivano perché quelli sì che vanno catturati.

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