Gli inizi sono sempre poco significativi, pur essendo intuitivo che, partendo da piccoli furti, illegalità e trasgressioni, si arriva a grandi ruberie, a gravi reati e a vivere di prepotenza.Non dovrebbe essere difficile capire che certa libertà goduta da qualcuno potrebbe significare offesa per qualche altro, che, non potendo fermarla, è costretto a subirla, con maggiore offesa, quando chi dovrebbe rimettere le cose a posto se ne lava le mani con un “è un’inezia” o, peggio, chiudendo gli occhi: chi la fa franca ci riprova con maggior gusto, rincarando la dose. L’uguaglianza concettuale diventa una delle tante urlate ipocrisie, se non è vissuta, cioè praticata scientemente in famiglia, nella scuola e nella società e nei suoi settori, che devono essere sempre attenti ad intervenire fin dall’inizio, quando la deviazione è modesta, anche molto modesta: dignità di cittadino o di cittadina non va mai offesa, neanche se reo o rea. L’enfasi, che si dà a certi fatti di sangue, porta a credere che si abbia gran voglia di violenza: morte comunque prematura genera quasi sempre meraviglia ed anche dispiacere, che però non hanno niente a che vedere con certa curiosità morbosa, naturale od indotta,che spesso trascura il fatto tragico, le sue vere cause e le sue conseguenze, per i particolari: la morte violenta di un essere umano deve richiamare le coscienze sui doveri e non suscitare interesse di chi cerca distrazioni.In fondo il delinquente, il prepotente, il violento, il cattivo piace, come dimostrano cinematografia e letteratura e come conferma anche certa realtà, che evidenzia personalità con un passato e che però chiede eserciti, senza neanche pensare che non serve tanto e solo l’intervento militare quanto e soprattutto una attenta operazione culturale che, con insegnamenti teorici ed esempi concreti, indirizzi e tenga sul giusto sentiero l’umanità. Non ruba che per mangiare chi non ha un sicuro acquirente, il quale a sua volta non esiste se non dispone di clientela: fonti formative ed informative, che mettono a dura prova preparazione ed abilità di inquirenti, avviano, sembra, su sentieri quasi privi di ostacoli, che conducono in porti sicuri. Criminalità, illegalità, crisi, morti ammazzati e suicidi impongono facce, qualifiche, metodi e politiche nuovi, per guardare la realtà da altra angolazione e per dare soluzione ai problemi di sicurezza politica, sociale ed individuale, come vuole la popolazione, ormai stanca di solenni funerali e di parole di circostanza.
Tragico il gioco con la violenza: da futilità ad assassini
– 23 maggio 2012Postato in: Il terrone che non ci sta, Rubriche