Sangue d’Africa, adesso anche il Kenya

Il quotidiano La Repubblica ieri l’ha definita “guerra del Paradiso”, perché, è vero, ci sono guerre e guerre: ci sono conflitti mediatici – dove l’attenzione resta alta per gli innumerevoli interessi economici dei potenti della terra (non dei politici, badate bene, ma dei petrolieri e degli imprenditori senza scrupoli; i politici poi aiutano e sostengono questi ultimi mediante la corsa agli armamenti) – e infine ci sono le guerre civili dimenticate che causano milioni di morti, di eccidi e dove l’omofobia impervia spietata. La guerra in Kenya, paradiso terrestre perché attira ogni anno milioni di turisti, è a metà strada fra le guerre dimenticate e quelle mediatiche. Non fa titoloni in prima pagina, né viene raccontata nei servizi televisivi ma comunque se ne parla. Un po’ ma se ne parla. Come è scoppiata questa guerra? Gli Shabaab, integralisti islamici somali, per portare avanti la loro Jihad (riprendere Mogadiscio e quelle  sabbie della Somalia da cui sono stati cacciati) hanno cominciato a sequestrare in Kenya donne occidentali per chiedere il riscatto alle loro famiglie. A questo punto, per salvaguardare il turismo, è intervenuto il governo Keniano che ha inviato colonne di camion, blindati ed elicotteri per creare così una regione cuscinetto in modo da proteggere le sue dorate spiagge. Ma nel Corno d’Africa è cominciato a piovere e le forze militari di Nairobi si sono impantanate a metà strada fra il confine e il porto di Chisimaio, sede economica degli Shabaab.  Insomma l’Africa continua a veder versare il sangue dei suoi figli…mentre l’Occidente resta a guardare, anzi forse è meglio dire che non guarda e né sente perché il sipario su questo contenente non si è mai alzato! Si preferisce la via dell’indifferenza…