“Una piccola e buffa storia fra realtà e fantasia”. Così recita il sottotitolo, introducendo il lettore alla dimensione “buffa” ed onirica del libro. Un libro dedicato ai bambini (come dichiara l’autore nell’introduzione) ma che ha molto da dire anche agli adulti.
La vicenda si presterebbe ad un tono tutt’altro che allegro. Già l’inizio non è dei più gioiosi: un bambino abbandonato, tutto solo, in un bosco da una “sbandata cicogna”, “adottato” dalla Luna e successivamente da tante altre strampalate figure – alcune positive, altre decisamente ambigue – percorre il suo cammino di crescita fino alla maturità.
Molte sono le “buffe” esperienze che vive, dapprima nel bosco insieme a folletti pazzoidi, e successivamente nell’ambiente cittadino tra persone non messe meglio in quanto a sanità mentale, con alcune eccezioni. L’anonimo protagonista, che avrà un nome solo nel finale, raccoglie da ognuno dei suoi incontri, dalle sue “adozioni temporanee”, ciò che può imparare su questo “buffo” mondo. Il libro, nel suo stile semplice e frammentario, contiene frasi folgoranti apparentemente buttate lì che gettano una luce nuova, molto seria e profonda, sugli strampalati avvenimenti.
Lo stile richiama quello del realismo magico di certa nota narrativa ispanoamericana, anche se non c’è una vera e propria collocazione geografica o temporale: realtà e fiaba si compenetrano in equilibrio.
Un libro anche molto vario, fatto di prosa, pagine di diario, poesie e illustrazioni dello stesso autore. La materia, autobiografica, è trasformata in una fiaba metropolitana moderna che diventa universale.
Si tratta del primo libro di una trilogia (la trilogia di Joz’). Gli altri due libri saranno: “Ho sognato d’esser vivo” e “Underworld”.

