La “passionaccia” è come una malattia, si impossessa del povero “individuo”, che inerme lotta con tutte le sue forze per superare questa patologia, la quale però ha quasi sempre la meglio. La “passionaccia” ti fa vivere, sognare e sperare, ma soprattutto ti costringe a dare o non dare la notizia del giorno al lettore, al radioascoltatore o al telespettatore. Enrico Mentana, noto giornalista e fondatore del Tg5, conosce bene la “passionaccia”, tanto che ha deciso di scrivere un libro: il testo è ricco di notizie sulla vita dell’anchorman più famoso della Penisola e sulla storia contemporanea, da Tangentopoli alla discesa in campo di Silvio Berlusconi. Un excursus di vicende e di situazioni che hanno costretto Mentana a lasciare prima la direzione del Tg5, isola felice in un contesto dove fare informazione era quasi impossibile, poi Matrix.
“L’unico antidoto è rimettersi in gioco ogni volta – scrive il giornalista -, avere coscienza dei propri limiti, non lesinare nell’autoironia. E’ trarre insegnamento dalle sconfitte e dai “buchi” presi, e non dal rancore e dalla spirito di rivalsa”.
Perché “in un sistema concorrenziale alla fine è il lettore, l’ascoltatore, lo spettatore a scegliere: e non si tratta di una sfida tra personalità o tra testate, ma tra fatti e idee raccontati, meglio o peggio, fedelmente o no”. Dopotutto è “il bello del giornalismo: la sfida quotidiana, il mestiere per il mestiere, la passione per la passione”. I fatti prima di tutto, che ti spingono a dire no al potente vero, il quale “vorrebbe modificare o nascondere un resoconto”.
Il giornalismo però, per Mentana, è anche dedicare alla notizia di due righe lo stesso impegno, lo stesso divertimento, la stessa curiosità intellettuale che si riserverebbe a un fondo in prima pagina. “Il giornalista che vale davvero, e che ama il suo lavoro, sa fare i titoli, come i fondi, sa scrivere gli editoriali, come le didascalie delle immagini”.
Il libro di Enrico Mentana, quindi, descrive un altro giornalismo…un’informazione che non può e non deve essere formazione, ma solo storie e notizie, tratte dalla vita vera e non dai reality. La “Passionaccia” dell’ex direttore del Tg5 non è e non vuole essere un attacco al premier, ma un resoconto sulla propria carriera, scritto solo per il lettore.
