Papi, D’Addario e le intercettazioni. Spiare, spiare, spiare dal buco della serratura: il nuovo modo di fare informazione

Dovrei, dovrei tacere, lo so. Ma non posso, non ci riesco proprio. Passi il libro di Marco Travaglio, che può scrivere ciò che vuole per diritto di cronaca o per fame di denaro, questo non mi interessa. Però adesso basta! Premetto che non sono indignata per l’ennesimo attacco a Berlusconi, che pure mi indispone, ma non mi sconvolge perché ormai abbiamo capito l’andazzo. Sono arrabbiata perché si parla di libertà di stampa e di verità in un contesto in cui si fa solo gossip politico, trascurando problematiche importanti, come la disoccupazione, il divario fra Nord e Sud, l’emigrazione giovanile e la fuga di talenti. Il quotidiano “La Repubblica”, che pure leggo spesso, accusa il Tg1 e il Tg5 di occultare i fatti e Sebastiano Messina scrive con ironia: “Il Tg1 e il Tg5 amano notoriamente il giornalismo d’inchiesta. Tutti e due i telegiornali dopo aver dato ampio spazio alla notizia del giorno – un ghiacciaio che si sta sciogliendo in Groenlandia – hanno lanciato i loro servizi di approfondimento. Ma non, come avremo fatto noi che siamo dei dilettanti, su argomenti frivoli e marginali”. Ovvero sulle registrazioni dei dialoghi notturni fra il presidente del Consiglio e una escort che lo aspetta nel letto di palazzo Grazioli.
“No – continua Messina – su questo neanche una parola. Loro hanno puntato più in alto. Il Tg1, per esempio, si è chiesto: “I ristoratori pagano veramente le tasse? Bella domanda, certo. Che però ne faceva venire in mente un’altra: e i giornalisti danno davvero le notizie?”.
Tanto di cappello a “La Repubblica” per questo intelligente interrogativo. Però io, che sono alle prime armi e ho poca esperienza (lo riconosco e mi genufletto di fronte agli esperti della comunicazione), porrei altri quesiti, sia alla stampa di destra, sia a quella di sinistra: “Ma perché non interrogate il premier su altri argomenti? Perché trascurate, anzi occultate questioni importanti che riguardano anche l’informazione?”. Lo so, i lettori non vogliono la verità, preferiscono le menzogne, le false promesse e amano spiare i loro leader dal buco della serratura. Lo so, lo so, ahimé! E come che lo so! Tuttavia basterebbe un piccolo sforzo da parte di tutti e la gente si “abitua” a questo modo – forse antiquato, ma più “genuino” – di fare informazione! M.I.