Abbiamo più volte parlato di “meritocrazia“, una parola tanto osannata quanto disprezzata, poiché il suo uso costante, soprattutto da parte del nostro blog, mette in evidenza le pecche di un sistema basato sul clientelismo e sul nepotismo “sfrenato”. E allora, visto che per la sottoscritta non è mai abbastanza, riporto alcuni stralci della lettera che Rita Clementi, quarantasette anni e madre di tre bambini, ha spedito al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Caro presidente chi le scrive è una non più giovane ricercatrice precaria che ha deciso di andarsene dal suo Paese, portando con sé tre figli nella speranza che un’altra Nazione possa garantire loro una vita migliore di quanto lo Stato italiano abbia garantito alla loro madre. Vado via con rabbia, con la sensazione che la mia abnegazione e la mia dedizione non siano servite a nulla. Vado via con l’intento di chiedere la cittadinanza dello Stato che vorrà ospitarmi, rinunciando ad essere italiana”.
Parole dure, a cui seguono frasi altrettanto forti: “Signor presidente – continua la Clementi - la ricerca in questo Paese è ammalata. La cronaca parla chiaro, ma oltre alla cronaca ci sono tantissime realtà che non vengono denunciate per paura di ritorsione perché spesso, chi fa ricerca da precario, se denuncia, è automaticamente espulso dal “sistema”. (…) Io – spiega la ricercatrice – laureata nel 1990 in medicina e Chirurgia all’Università di Pavia, con due specialità, in Pediatria e in Genetica medica, nel 2004 ho avuto l’onore di pubblicare sul New England Journal of Medicine i risultati della mia scoperta e cioè che alcune forme di linfonodo maligno possono avere un’origine genetica e che è dunque possibile ereditare dai genitori la predisposizione a sviluppare questa forma tumorale. Tale scoperta è stata fatta oggetto di brevetto, poi lasciato decadere non essendo stato ritenuto abbastanza interessante dalle Istituzioni presso cui lavoravo. Di contro illustri gruppi di ricerca stranieri hanno confermato la mia tesi che è diventata ora parte integrante dei loro progetti: ma si sa nemo profeta in Patria”.
E infine l’analisi del sistema antimeritocratico, che – precisa la Clementi – “danneggia non solo il singolo ricercatore precario, ma soprattutto le persone che vivono in questa Nazione. (…) Numerosi stati europei ed extraeuropei, pur in un periodo di profonda crisi economica, hanno ritenuto aumentare i finanziamenti per la ricerca. E’ sufficiente anche in Italia incrementare gli stanziamenti? Purtroppo no. Se il malcostume non verrà interrotto, se chi è colpevole non sarà rimosso (…) dare più soldi avrebbe come unica conseguenza quella di potenziare le lobby, che usano le Università e gli enti di ricerca come feudo privato”. La ricercatrice da domani lavorerà in un importante centro medico di Boston e in Italia restano i mediocri…
Fonte: Corriere della Sera

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