Padre Benjamin, il noto compositore e religioso francese, a tutto campo, in esclusiva per questo blog (post pubblicato lo scorso anno)
«L’incontro con Padre Pio? Ha cambiato la mia vita. L’Iraq? Un Paese martoriato dall’odio e dalla disperazione. Gli effetti dell’uranio impoverito sono purtroppo tangibili». E ancora: «Attraverso la musica unisco la realizzazione artistica ad una finalità umanitaria».
Nel 1968 ha incontrato San Pio da Pietrelcina. Cosa ha provato in quei momenti?
«Era il 1968. I miei amici, soprattutto quelli che frequentavano l’Università, volevano cambiare il mondo, la società, le mentalità…La loro “Rivoluzione” a me, a dire il vero, faceva un po’ ridere. Quell’anno, al contrario, in me ci fu una vera e propria rivoluzione. Una rivoluzione interna, spirituale…Avevo festeggiato a Parigi la mia ventesima primavera, tutto sicuro di me, con l’arroganza necessaria per non disperare di se stessi, affrontando con ottimismo il difficile mondo della musica, delle case discografiche, degli editori; un mondo che non ti regala niente. Comunque, con l’aiuto della Provvidenza e di alcune persone di buona volontà, avevo registrato due dischi e lavoravo alla composizione della mia prima sinfonia. Scrivevo, infatti, arrangiamenti per cantanti, ma amavo la musica classica.
Era difficile, nel mestiere artistico, guadagnarsi il pane quotidiano. Suonare il pianoforte e la chitarra in alcuni cabaret di seconda categoria, fino a tarda notte, correre agli appuntamenti per tutta la mattinata, comporre canzoni da proporre ad artisti più o meno conosciuti: se non ci si dava da fare, era meglio cambiare subito mestiere e buttare le ambizioni nel cestino. In mezzo a tanti problemi da affrontare, immerso nel caos della capitale francese, tra l’agitazione dei sensi e la voglia di vivere a duecento all’ora, volevo fare carriera. Ogni tanto, però, per riprendere fiato, entravo in una chiesa. Mi piaceva il suo silenzio, quell’odore di incenso freddo; mi soffermavo a contemplare questo universo di statue, accarezzate da timidi raggi di luce gialla. Alcune volte la chiesa era totalmente vuota. Ma avvertivo una presenza… una presenza invisibile che non potevo spiegare. Con il tempo mi venne una forte voglia di letture spirituali. Avevo sentito parlare di mistici indiani. Andai a comprare qualche libro: Aurobindo, libri difficili ma interessanti, poi… i “ Pellegrinaggi di Rhamdas”. Molto bello, anche commovente. E’ l’autobiografia di un uomo del Nord dell’India, sposato con figli, il quale un giorno lascia tutta la sua famiglia per trovare Dio. Partì senza nulla in tasca, attraversando a piedi il Paese. Più leggevo e più mi facevo domande: perché l’uomo, per salvarsi, deve fare penitenze, trascurare il suo corpo, non essere abbattuto dinanzi alla sofferenze umana, ai poveri, ai disabili? Come fa un individuo a salvare se stesso? Con la sola penitenza e la mortificazione! E chi si salva? Solo, dopo il mio incontro con Padre Pio, cominciai a capire che l’uomo non può salvarsi da solo; è al contrario Dio che chiama e che poi viene all’uomo, con Gesù Cristo che ci prende per mano. Lui, scende verso di te e tu, seguendo i suoi insegnamenti, sali con Lui. E’ Dio, nell’incarnazione di Cristo, per mezzo della Chiesa e dei sacramenti, che ti fa avvicinare a Lui. Una sera del febbraio 1968 i genitori di una cantante francese della mia età, Pascal, mi invitarono a cena per festeggiare l’uscita del suo primo disco per il quale avevo scritto gli arrangiamenti e diretto l’orchestra per le registrazioni. La madre di Pascal era seduta in fronte a me e dietro di lei c’era una biblioteca. Lì era appoggiato un libro sulla cui copertina c’era il viso di un frate francescano e sopra la foto un nome: Padre Pio da Pietrelcina. Presi il testo. C’era in me un insieme di ammirazione, di diffidenza, di curiosità e voglia di saperne di più. Tornato a casa, lessi il libro per tutta la notte, fino alle prime luci dell’alba. Poi mi addormentai. Mi alzai nel primo pomeriggio. Avevo la testa piena dei suoi miracoli, dei suoi carismi e doni straordinari, della sua sofferenza e della sua pazienza. Come possono accadere queste cose? Perché non ne parlano? Sarà vero tutto questo? Mi chiedevo. Non è possibile fingere per cinquant’anni! Volevo saperne di più. Dovevo decidere: o andare avanti senza tener conto dell’esistenza di un Padre Pio e della sua opera, o andare a trovarlo. Decisi, così, di partire per l’Italia. Andai in una libreria a comprare un dizionario francese-italiano, perché non conoscevo la lingua del Bel Paese. E, infine, partii. Giunsi, così, a San Giovanni e, dopo una serie di peripezie, lo vidi. Quell’incontro ha cambiato la mia vita».
«In verità non è stato difficile, ma faticoso. Il mio impegno di Special Event dell’ONU per l’UNICEF consisteva nell’organizzare trasmissioni internazionali di televisione, con la partecipazione di artisti e di “Ambasciatori UNICEF”, quali Peter Ustinov, Audrey Hepburn ed altri. L’obiettivo era far conoscere i programmi dell’UNICEF nel mondo e raccogliere i fondi per l’Organizzazione. Dovevo viaggiare. Ma più ostico è stato organizzare la Word Philharmonic Orchestra, un’orchestra internazionale, formata da centoventi musicisti di sessanta Paesi nel Mondo. Fare arrivare i musicisti da tutti i Continenti è stato abbastanza impegnativo. In quattro anni di lavoro all’ONU ho organizzato una trentina di eventi internazionali. E’ stato un periodo affascinante perché sono riuscito ad intrecciare la realizzazione artistica ad una finalità umanitaria»
L’Iraq: una terra di cui tutti parlano, ma che pochi conoscono. Lei ha avuto l’opportunità di vivere il dramma iracheno in tutte le sue sfaccettature. Pregi e difetti dell’Iraq….
«Sono approdato in Iraq nell’aprile-maggio 1998 per le riprese di un film “Iraq: La Genesi del Tempo” (comprato, poi, dalla RAI e mai trasmesso). Il documentario è stato realizzato, dopo sette mesi di intense trattative con le autorità di Baghdad (Mosul-Samarra-Baghdad-AlNassiryia-Urh-Bassora). Ma siamo stati i primi ad ottenere la certificazione necessaria (dall’embargo nel 1991) per girare dei filmati senza restrizioni. Il film racconta gli ottomila anni di civilizzazione dai tempi della Genesi (con Abramo) all’Iraq moderno. Abbiamo anche parlato degli effetti dell’embargo sulla popolazione e penso che la Rai abbia acquistato il film per bloccarlo e mai trasmetterlo. In Iraq (io, l’interprete, i due cameraman e i tecnici iracheni) siamo stati accolti con estrema gentilezza e cortesia sia dai Sunniti che dagli Sciiti. Oggi, invece, in quella terra regna l’odio; si rischia la vita attraversando una strada, i cristiani sono rapiti, torturati e massacrati; oltre 400mila persone hanno lasciato il Paese che aveva una forte tradizione di dialogo tra cristiani e musulmani; dialogo iniziato a Baghdad già nel 1150, all’Università della Mustanseryia. E’ triste assistere alla distruzione di nove secoli di dialogo costruttivo fra l’Islam e il Cristianesimo. Prima dell’intervento americano del 2003, l’Iraq era una nazione laica e rispettava le religioni monoteiste. Il Governo non tollerava gli estremisti islamici e i sunniti-sciiti-cristiani lavoravano insieme. Oggi abbiamo, sotto gli occhi, un disastro umanitario senza precedenti. L’embargo (1991-2003) aveva già fatto un milione e sessantamila morti (rapporti delle varie agenzie dell’ONU), poi i bombardamenti del 2003 e i cinque anni di caos hanno fatto oltre ottocentomila vittime. Il Paese è all’agonia e gli sciiti al potere hanno instituito un regime di teocrazia e di intolleranza. Sono nati quattro tipi di resistenza: la resistenza sunnita e del partito Baat’h, la resistenza di movimenti e associazione sciite nonché l’esercito di Moqtada Al Sadr, la resistenza di molte Tribù e quella dei volontari arabi. Adesso, alcuni gruppi di Al Qaeda, che prima erano tenuti fuori dall’Iraq, sono entrati nel Paese. Si tratta di un disastro umanitario, strategico, economico, sociale e religioso. Questa situazione continuerà fino a quando il territorio iracheno sarà occupato anche da un solo militare straniero».
«Sono stato in Iraq ogni 3-4 mesi dal 1998 al 2003, pubblicando libri e realizzando film e documentari su questo argomento, ma è stato difficile denunciare, all’ONU e presso i Governi, il disastro della contaminazione radioattiva, causato dall’inquinamento delle armi all’uranio impoverito, utilizzate contro l’Iraq dal 1991 ad oggi. Nel 1999 ho depositato nelle caselle postali dei parlamentari a Montecitorio un rapporto sulla questione dell’uranio impoverito e i suoi effetti in Iraq. Sono stato convocato dalla Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati nel luglio 1999 e nel novembre dello stesso anno la Commissione ha pubblicato una Risoluzione che sollecitava il Governo dell’epoca a costituire una commissione d’inchiesta. Nessun esecutivo, né di destra, né di sinistra, ha mai costituito la commissione. E’ terrificante ed è estremamente vergognoso che gli stessi Governi, che hanno utilizzato tali armi (USA e Gran Bretagna) contro la popolazione irachena, contaminando anche i loro militari, ne abbiano negato persino l’esistenza. Ma, quando sono stati costretti ad ammettere di aver utilizzato queste armi, hanno contestato la loro pericolosità e radioattività. Oggi, oltre ai morti e alle decine di migliaia di feriti, ci sono in Iraq milioni di persone contaminate dalle radiazioni. Gli effetti sono tangibili: aumento di malati di cancro, di leucemie, di deficienze immunitarie, di herpes e di svariate malattie infettive. Nel 2001 ho organizzato a Roma un convegno su questo tema, invitando il ministro Omaid Mubarak (Ministro della Sanità del Governo di Saddam Hussein), il quale aveva due dottorati in medicina. Oltre al ministro della Sanità erano presenti al convegno diversi esperti iracheni in scienza nucleare e molti ricercatori europei. La conferenza è durata tre giorni. Sono stati illustrati numerosi studi, realizzati sul terreno iracheno e in laboratorio. Diverse sono state le testimonianze (anche di militari americani) e molteplici i filmati e i rapporti scientifici. Le reti televisive italiane e la carta stampata hanno trascurato l’evento. E’ stato pubblicato, invece, soltanto qualche breve articolo per accusarmi di essere pro Saddam e anti-americano».
Per info http://www.jmbenjamin.org/. Notizie sull’uomo e sulla sua opera si possono reperire anche sul blog di Beppe Grillo e su Wikipedia.
