Mai in agenda lo sviluppo del Meridione
dal sito di Nunziante Minichiello
Investimenti pubblici e provvedimenti vari nel Sud quasi sempre hanno avuto il risultato programmato, cioè gradito assistenzialismo e basso o nessuno sviluppo.
Nel pubblico e nel privato dunque non si è mai deciso e mirato al progresso.
Ai Meridionali basso reddito, bassi altri livelli e futuro tutt’altro che roseo.
Non ci vuole grande scienza per distinguere beneficenze da investimenti produttivi promozionali: le prime si danno e basta, addirittura senza che la sinistra sappia della destra, i secondi invece si decidono e si fanno seguendoli, dal lavoro preparatorio che suggerisce dove, come ed a chi affidare gli investimenti, fino a propagandare, istruire e guidare al successo gli interessati, che impareranno sul campo ad utilizzare mezzi e professionalità fino a non avere più bisogno di guida e di aiuto.
La fiumana di miliardi che inondò l’Irpinia e le regioni confinanti, che sperimentarono una solidarietà nazionale e straniera senza pari, rivolta a sanare le ferite del terremoto del 1980 e ad avviare a definizione il secolare problema meridionale almeno in una consistente parte del Sud, è più che illuminante.
Quella fiumana di miliardi produsse grandiosi fuochi di paglia, alimentò speranze, realizzò fortune di locali e di non locali, ma non riuscì ad avviare alcun autentico generale processo di sviluppo e di progresso, perché sviluppo e progresso non erano e non sono ancora nell’agenda e forse nella testa di nessuno.
Politica come servizio concede, solidarietà voluta dall’articolo 2 della Costituzione, contributi, facilitazioni ed agevolazioni per trasformare i bisognosi in contribuenti; per cancellare i lavoratori dalle liste dei disoccupati ed iscriverli nei ruoli delle imposte e per consolidare la unità nazionale nella omogeneità economica e sociale.
La storia ha lasciato ai Meridionali il concetto di governante meno affidabile: che risulti, nessuno ha fatto niente per cambiarlo.
Sicché gli interventi finanziari di cui si parla sono divenuti per i Meridionali, ma non solo, una delle tante occasioni di distribuzione di fondi da arraffare, non essendo preventivabile la successiva occasione, nella misura maggiore possibile, districandosi tra leggi e burocrazia, tra segreterie politiche ed uffici pubblici.
Comunque occasioni di far soldi e quasi mai di far promozione: alla popolazione la pagnotta ed ai politici l’elezione, tutti felici, contenti ed in festa fino a quando il denaro non comincerà a scarseggiare ed a rivedersi il solito Mezzogiorno: disgrazia, fortuna o prassi? O tutte e tre insieme?
Sicuro è che tutte le occasioni sono buone per gridare ai miracoli ed ai risorgimenti, che regolarmente poi si dimostrano essere frutto di creatività e niente più: vanterie che non sai se sono più penose o più ridicole.
Non “Bocconi” e vivai di imprenditori e di dirigenti, ma signorie e tanto fumo per i Meridionali, che così ricordano antichi e meno antichi dominatori.
I potenti, che non menano vita da lavoratori, sanno come mantenere la conservazione, che fa dire gente comune popolo sovrano afflitto non a caso pure da povertà!
Nel pubblico e nel privato dunque non si è mai deciso e mirato al progresso.
Ai Meridionali basso reddito, bassi altri livelli e futuro tutt’altro che roseo.
Non ci vuole grande scienza per distinguere beneficenze da investimenti produttivi promozionali: le prime si danno e basta, addirittura senza che la sinistra sappia della destra, i secondi invece si decidono e si fanno seguendoli, dal lavoro preparatorio che suggerisce dove, come ed a chi affidare gli investimenti, fino a propagandare, istruire e guidare al successo gli interessati, che impareranno sul campo ad utilizzare mezzi e professionalità fino a non avere più bisogno di guida e di aiuto.
La fiumana di miliardi che inondò l’Irpinia e le regioni confinanti, che sperimentarono una solidarietà nazionale e straniera senza pari, rivolta a sanare le ferite del terremoto del 1980 e ad avviare a definizione il secolare problema meridionale almeno in una consistente parte del Sud, è più che illuminante.
Quella fiumana di miliardi produsse grandiosi fuochi di paglia, alimentò speranze, realizzò fortune di locali e di non locali, ma non riuscì ad avviare alcun autentico generale processo di sviluppo e di progresso, perché sviluppo e progresso non erano e non sono ancora nell’agenda e forse nella testa di nessuno.
Politica come servizio concede, solidarietà voluta dall’articolo 2 della Costituzione, contributi, facilitazioni ed agevolazioni per trasformare i bisognosi in contribuenti; per cancellare i lavoratori dalle liste dei disoccupati ed iscriverli nei ruoli delle imposte e per consolidare la unità nazionale nella omogeneità economica e sociale.
La storia ha lasciato ai Meridionali il concetto di governante meno affidabile: che risulti, nessuno ha fatto niente per cambiarlo.
Sicché gli interventi finanziari di cui si parla sono divenuti per i Meridionali, ma non solo, una delle tante occasioni di distribuzione di fondi da arraffare, non essendo preventivabile la successiva occasione, nella misura maggiore possibile, districandosi tra leggi e burocrazia, tra segreterie politiche ed uffici pubblici.
Comunque occasioni di far soldi e quasi mai di far promozione: alla popolazione la pagnotta ed ai politici l’elezione, tutti felici, contenti ed in festa fino a quando il denaro non comincerà a scarseggiare ed a rivedersi il solito Mezzogiorno: disgrazia, fortuna o prassi? O tutte e tre insieme?
Sicuro è che tutte le occasioni sono buone per gridare ai miracoli ed ai risorgimenti, che regolarmente poi si dimostrano essere frutto di creatività e niente più: vanterie che non sai se sono più penose o più ridicole.
Non “Bocconi” e vivai di imprenditori e di dirigenti, ma signorie e tanto fumo per i Meridionali, che così ricordano antichi e meno antichi dominatori.
I potenti, che non menano vita da lavoratori, sanno come mantenere la conservazione, che fa dire gente comune popolo sovrano afflitto non a caso pure da povertà!